Solo poche settimane fa, la Svizzera aveva approvato con un referendum il tetto massimo di lavoratori stranieri ammessi all’interno della confederazione. Ora, la risposta: niente programma Erasmus per gli studenti elvetici, né programma Horizon 2020 per i ricercatori che volessero recarsi all’estero.

Il referendum, infatti, ha fatto saltare tra gli altri anche l’accordo tra Svizzera ed Unione Europea su ricerca ed istruzione. La notizia arriva dal commissario europeo per l’occupazione Laszlo Andor, del Partito Socialista, secondo cui «è totalmente chiaro che gli studenti svizzeri non potranno beneficiare del programma Erasmus al prossimo rientro accademico».

Nello specifico, per il programma Horizon 2020 la Svizzerà sarà ammessa solo tra i cosiddetti “Paesi terzi”: quelli, cioè, che nelle graduatorie vengono postposti ai Paesi membri dell’Unione. Nessun problema per gli studenti tuttora beneficianti delle borse di studio; inoltre, l’esclusione è valida ovviamente anche per chi dei Paesi membri fosse intenzionato a partire verso una delle università della confederazione.

La decisione è stata presa durante una seduta plenaria della Commissione, durante la quale all’ordine del giorno vi era anche la questione della liberalizzazione degli ingressi dei croati, il cui Paese è entrato a far parte dell’Ue nel luglio scorso. La questione era diventata assai controversa, dal momento che le pressioni su Berna erano mirate a non ratificare gli ingressi: se non possono entrare i cittadini dal resto dell’Unione, infatti, ha perso questo diritto anche la Croazia.

La Svizzera, pur non facendo parte dell’Unione Europea, è comunque vincolata ad essa da una serie di accordi bilaterali siglati nel 2000 ed avallati, come da migliore tradizione elvetica, da un referendum popolare. I sette accordi riguardano il trasporto aereo e quelli terrestri, l’agricoltura, gli ostacoli tecnici al commercio, appalti pubblici e ricerca e, infine, la libera circolazione delle persone. Il punto però è che gli accordi sono vincolati da una clausola detta “ghigliottina“: se ne viene negato uno, gli altri lo seguono a ruota.

Stavolta ad essere decaduto sembra essere quello sulla libera circolazione che, dunque, mette in discussione anche quello sulla ricerca. Niente più mobilità per gli studenti, in sostanza. Il programma Erasmus (da quest’anno evolutosi in Erasmus+, che differisce dalla sua variante tradizionale per i contributi previsti, differenziati in base al costo della vita del Paese di destinazione), invece, si fonda proprio sull’elasticità di movimento con cui gli studenti comunitari, insieme a quelli provenienti da altri paesi associati, possono muoversi all’interno dell’Unione.

Il principio, dunque, è abbastanza elementare: o la Svizzera accetta il pacchetto unico, con annessi e connessi, oppure che rinunci anche alle altre agevolazioni garantite dagli accordi con l’Unione.