Dopo la Biancofiore, anche la Kyenge richiamata all’ordine su clandestinita’ e ius soli: “Non abusi del suo ruolo”

Cecile Kyenge, la neo ministra per l’Integrazione italo-congolese, è stata ospite nella trasmissione “In mezz’ora” su Rai3 e non ha perso occasione per ribadire che il suo proposito principale è l’abrogazione del reato di clandestinità e l’ottenimento dello “Ius soli”, ossia il principio tramite il quale arrivare al riconoscimento della cittadinanza a tutti i figli nati in Italia degli stranieri, spingendosi a dire che il ddl sul tema sarà pronto al più presto, forse già nelle prossime settimane.

Alla domanda della conduttrice Lucia Annunziata su eventuali dimissioni in caso di fallimento, la Kyenge ha risposto di non aver ancora valutato tale eventualità, e si è detta pronta a cercare una convergenza di tutto il Parlamento sulle sue proposte. Evidentemente non proprio imparziale, l’Annunziata ha suggerito quindi alla ministra di utilizzare un testimonial d’eccezione per propagandare il progetto, e cioè Mario Balotelli, una idea che è stata subito raccolta sia dalla Kyenge durante trasmissione, sia dal noto calciatore che poco dopo in una nota all’Ansa ha dichiarato di essere a disposizione.

Il siparietto non è passato inosservato alla politica, ed in particolare al Pdl che sta ancora masticando amaro per la improvvisa quanto ancora poco chiara rimozione di Micaela Biancofiore dal suo posto come delegata alle Pari Opportunità.

Il presidente dei senatori del Popolo della libertà, Renato Schifani, è intervenuto a stretto giro di posta ed ha tenuto a precisare che la posizione della titolare dell’integrazione è assolutamente personale, invitandola al rispetto di quella “sobrietà” istituzionale che è stata alla base degli accordi per la formazione del governo presieduto da Enrico Letta: “Quello del ministro Kyenge, che annuncia urbi et orbi che il reato di immigrazione clandestina andrebbe abrogato ed un ddl sullo ius soli nelle prossime settimane, è soltanto l’ultimo episodio, ma è sintomatico di un atteggiamento che non tiene in alcun conto il ruolo del Parlamento e il necessario coordinamento con i capigruppo della maggioranza”.

Anche per la senatrice Anna Maria Bernini, portavoce vicario del Pdl, la priorità politica deve essere data all’abrogazione dell’Imu ed alla detassazione di famiglie ed imprese, rendendosi essenziale che non si parli a sproposito a nome dell’Esecutivo: “Le opinioni politiche di Cecile Kienge su cittadinanza e reato di immigrazione clandestina sono perfettamente legittime se espresse a titolo personale, ma fuori luogo se pronunciate nelle vesti di ministro della Repubblica. Il ddl sullo ius soli e l’abolizione del reato di immigrazione clandestina non solo non sono delle priorità di questo momento e non fanno parte di quell’agenda di governo su cui Enrico Letta ha incassato la fiducia delle Camere”.

Anche Maurizio Gasparri va all’attacco e, piuttosto che sanatorie indiscriminate, chiede una normativa per garantire diritti ai soli immigrati regolari, un richiamo al rispetto delle leggi e la creazione di una task force per monitorare lo status di tutti gli stranieri presenti sul suolo italiano.

Intanto, sempre a In mezz’ora, il piccolo colpo di scena finale è stato il racconto, fatto dalla stessa ministra, dei retroscena legati al suo arrivo e permanenza in Italia, inizialmente da studente ma poi sfociato in irregolarità per non aver ottenuto una borsa di studio: “Senza di quella ho dovuto trovare un modo per vivere in Italia. Mi ha accolto un prete, padre Beppe, rifugiato dall’Ungheria. Era a Roma, a Sant’Anselmo”.

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