E il 2010 sarà l’anno della Cina

    L’anno che sta appena per concludersi è stato caratterizzato da eventi, a livello economico, forse anche politico, che hanno dimostrato le debolezze delle due più grandi aree economiche del mondo, Europa e USA.

    Gli USA di Barack Obama, con una crescita sotto tono, rispetto ai suo livelli standard, e con un tasso di disoccupazione del 10% hanno rappresentato la prima fonte di delusione del 2010, per economisti e non, con una prospettiva (sono parole del Presidente Fed, Bernanke) di trascinarsi dietro la crisi per altri 3-4 anni, con più disoccupati e più tasse di prima.

    Ma se gli americani hanno fallito l’obiettivo di agganciare la ripresa, l’Europa ha fallito ancora di più.

    Stretta nella morsa tra governi spendaccioni e mercati speculativi, l’area Euro non ha saputo lanciare segnali credibili di unità, di fronte alle difficoltà, e di riforma di sè stessa.

    Restano troppe le divergenze di opinioni e di interessi dei singoli Paesi, rimangono alti i rischi di un 2011, che si preannuncia come l’anno di vera svolta per il Vecchio Continente, che potrebbe anche sprofondare tra i flutti di un panico dei mercati finanziari e degli attacchi speculativi.

    Ad oggi, possiamo, dunque, affermare che il 2010 per la UE è stato l’anno della sconfitta, della presa di coscienza della sua perdita di importanza nel mondo, se è vero che basta qualche creditwatch negativo di qualche agenzia di rating internazionale, per mandare nel governo 27 governi, in un sol colpo.

    E adesso, per uscire dalla crisi, tutti, in un modo o nell’altro guardano alla Cina; guardano alla Cina gli USA, che vorrebbero colpire la sua valuta, con pressioni al rialzo del suo valore, investendo ben 600 o forse 1000 miliardi di dollari; guarda con maggiore positività e rassegnazione l’Europa, che ha chiesto alla Cina di comprare i suoi titoli del debito, per scongiurare l’aumento eccessivo dei tassi e il panico sui mercati.

    E la Cina, con una crescita tra l’8% e 9%, nel periodo più buoi della recessione mondiale, offre il suo aiuto e chiede di entrare in casa altrui, con le proprie merci. Ne ha ormai la forza economica e politica.

    L’Europa non può che acconsentire, per ora.

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