Einaudi, morto Roberto Cerati. Era un “editore silenzioso”

Morto ieri sera nella casa milanese Roberto Cerati, presidente della casa editrice Einaudi. Aveva 90 anni e nella lunga carriera nell’editoria si era distinto per i suoi “lunghi silenzi” dietro la decisione di promuovere o bocciare un libro. Così parlava di lui Giulio Einaudi: “Conosco così bene Cerati – diceva Einaudi – che anche se sta zitto indovino qual è il suo pensiero“. Anche dopo la morte di Giulio, Cerati proseguì il lavoro nella casa editrice e destinava parole appassionate verso quella che per lui era fonte di felicità, più che una professione: “Sono solito ripetere un pensiero di Stendhal: è una vera felicità fare il mestiere della propria passione“, diceva. “Per me è andata così“.

Italo Calvino, Cesare Pavese, Elio Vittorini, Max Huber: questi tra i nomi di coloro che sono passati dalla sua revisione. Leggeva le bozze dei grandi dell’editoria del ‘900 e dava il suo parere tecnico, intimorendo chi aspettava un cenno del capo che avrebbe condotto alla demolizione o alla promozione di un manoscritto.

Ho condiviso con Cerati anni di vita e di lavoro alla Einaudi. E’ stato l’alfiere di una editoria a totale servizio del lettore, in cui il libro era inteso come strumento di crescita morale“, così lo ricorda il Direttore del Salone Internazionale del Libro di Torino, Ernesto Ferrero. “Un uomo al servizio del libro“, ha concluso Ferrero.
Iniziò alla Einaudi nel come strillone, poi venditore di libri ed infine responsabile commerciale. Una carriera iniziata dal basso ma conclusa alla vetta di una storica casa editrice che lo ricorderà per la professionalità e il rigore.

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