Europei basket 2013: Francia, finisce la maledizione degli eterni perdenti

Nella storia dello sport esistono da sempre squadre nate per vincere e altre che, ad ogni manifestazione importante, vengono date per favorite e poi si sciolgono lungo il cammino come neve al sole. La nazionale francese di basket ha sempre fatto parte della seconda categoria, vista la naturale propensione a deludere le aspettative dei propri sostenitori ogni qual volta fosse inserita tra le potenziali favorite. Ma agli europei di basket 2013 la nazionale transalpina è riuscita finalmente a rompere la maledizione delle 37 partecipazioni senza una medaglia d’oro, sbriciolando il muro spagnolo che le si frapponeva ancora una volta davanti.

D’altronde la nazionale transalpina, negli ultimi dieci anni, ha avuto tra le proprie fila Tony Parker, Michael Pietrus, Michael Gelabale, Boris Diaw e gli ultimi arrivati Joaquim Noah e Nicolas Batum, tutta gente che da anni milita in Nba e che possiede con un potenziale tecnico-fisico forse secondo solo a quello dei fuoriclasse americani, per cui pronosticarla come potenziale vincitrice non è mai stato un azzardo. Il talento però non basta a rendere una squadra vincente, ci vogliono cuore e freddezza nei momenti importanti, due qualità che il solo Parker ha mostrato di possedere fino in fondo. Una svolta parziale si è avuta già agli europei del 2011, quando la Francia raggiunse un ottimo secondo posto. Ma il gap con la Spagna dei fenomeni era ancora troppo superiore, almeno fino questi Europei di basket 2013.

La partenza non è stata delle migliori, vista la sconfitta con la Germania priva del suo miglior giocatore, Dirk Novitzki. Una sconfitta che negli anni precedenti probabilmente avrebbe buttato giù il morale degli uomini di Collet ma che stavolta, anche alla luce della pochezza degli avversari diretti nel girone, non ha avuto grosse ripercussioni. Le successive quattro vittorie hanno ridato morale, ma i risultati del secondo turno hanno riportato alla luce tutte le perplessità sui transalpini. Due brutte sconfitte con Lituania e Serbia, che però non impediscono alla Francia di passare il turno (grazie anche alla vittoria con l’altra del girone, la Lettonia).

Ai quarti l’avversario designato è la Slovenia padrona di casa, esaltata dalle giocate dei fratelli Dragic e che nel girone aveva sconfitto anche la Spagna. Il secondo tempo del match con gli sloveni è stato forse il punto di svolta per i “bleus”, capaci di stare mentalmente in partita senza farsi sopraffare dal bollente pubblico di casa. Poi ci ha pensato il solito Tony Parker (27 punti) che, con l’aiuto di un ottimo Batum e a un Diaw sempre sul pezzo, ha portato a casa lo scalpo avversario.

In semifinale c’è la Spagna, eterna rivale vincente, reduce da una larga vittoria con la Serbia e più che mai lanciata verso la vittoria (nonostante le assenze di Pau Gasol e Navarro). Il primo tempo è un incubo per gli uomini di Collet, gli spagnoli sono i soliti killer di speranze transalpine, ma già nel terzo quarto si capisce che stavolta Parker e compagni non venderanno facilmente la pelle. Il recupero è graduale, ma costante, e porta al canestro del pareggio di Ajinca. I cinque minuti di overtime sono una goduria per i francesi, che finalmente esorcizzano la maledizione spagnola e vanno in finale dove, sull’onda della carica psicologia, dominano in lungo e in largo contro la malcapitata Lituania

Un trionfo del genere non può far altro che portare la nazionale francese sui binari giusti per un futuro di successi, e consacra Tony Parker (MVP a mani basse della competizione) a leggenda del basket mondiale.

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