Dopo l’articolo apparso sul the Guardian in cui venivano svelate le linee guida di Facebook, presenti su centinaia di guide specifiche e molto articolate, il social più famoso del mondo ha deciso di dire la sua. A parlare a nome di Facebook è stata Monika Bickert, responsabile globale per le policy del social. In un lungo post la donna ha quindi cercato di chiarire il funzionamento delle linee guida, spiegando che i moderatori hanno la responsabilità, molto spesso difficile, di dover comprendere il contesto nel quale viene pubblicato un determinato post e che questo può portare anche a degli errori.

Un esempio è quanto accaduto con il video dell’attacco in Siria, successivamente diventato virale. Nello stesso oltre all’attacco chimico si vedevano dei bambini agonizzanti. La Bickert si è espressa anche a riguardo dicendo: “Le immagini erano scioccanti ma hanno anche sollevato indignazione internazionale e riacceso i riflettori sulla Siria”.

Nel suo lungo post la responsabile si è anche espressa riguardo la presunta segretezza delle line guida, dicendo: “Non vogliamo incoraggiare le persone a trovare dei modi per aggirarle ma i nostri standard su cosa è ammesso o meno su Facebook sono a disposizione di tutti e cambiano nel tempo. Poi ci sono casi non facili, la zona grigia della moderazione. Arte e pornografia non sempre sono facilmente distinguibili, ma abbiamo rilevato che le immagini di nudità generate digitalmente sono più probabilmente pornografia e la nostra policy riflette questo. I moderatori sono addestrati con esempi estremi. C’è una grande differenza tra espressioni generiche di rabbia e appelli alla violenza su specifi individui, ecco perché permettiamo le prime ma non i secondi”.

Parole che cercano di chiarire ma che non spiegano i tanti intoppi che spesso si trovano quando si cerca di segnalare contenuti inappropriati come la violenza su animali o minori. Uno dei tanti problemi che, probabilmente, Facebook dovrà prima o poi affrontare.