Fecondazione eterologa: il divieto resta

    La legge 40, che vieta la fecondazione eterologa, non verrà modificata. La Corte Costituzionale, nonostante ben tre tribunali avevano chiesto che si pronunciasse sulla legge 40, non si pronuncia. La legge 40, del 19 febbraio del 2004, vieta la fecondazione eterologa e tutela gli embrioni, vietando anche la crioconservazione di questi ultimi, se non per cause di forza maggiore. La Corte Costituzionale ha solo sollecitato i collegi ad analizzare la questione alla luce delle considerazioni fatte dalla Corte europea dei Diritti dell’uomo. La Corte europea, nel 2011, aveva infatti dichiarato che vietare la fecondazione eterologa nei paesi comunitari non viola il diritto al rispetto della vita privata e familiare. Quindi ogni Paese ha un grande margine di manovra nel normare la materia.

    I tribunali che hanno chiesto l’intervento della Corte Costituzionale sono tre: Milano, Firenze e Catania. A questi tre tribunali si sono rivolte tre coppie sterili che ritenevano contrario ai diritti dell’uomo il comma 3 dell’articolo 4 della legge 40. La Corte, alla fine, ha deciso di non decidere.

    Il tribunale di Firenze, nel settembre 2010, è stato il primo a definire costituzionalmente illeggittimo il divieto di procreazione eterologa; in seguito hanno fatto lo stesso i tribunali di Milano e Catania. Gabriella Palmieri, avvocato dello Stato intervenuto nell’udienza della Corte Costituzionale, ha sollecitato la bocciatura dei ricorsi perché “il divieto di fecondazione eterologa è coerente con l’impostazione dell’intera legge” e “una sua eliminazione secca, senza una legislazione che ne disciplini tutti gli aspetti, creerebbe un vuoto normativo”.

    La decisione finale della Corte è stata comunque vista come sostanzialmente positiva dai legali delle coppie coinvolte. Filomena Gallo, uno dei legali, ha dichiarato: “La Consulta poteva dichiarare che il divieto di fecondazione eterologa è costituzionale, invece ha rinviato la questione ai tribunali invitandoli a tener conto della sentenza di Strasburgo e ha respinto le tesi dell’avvocatura di Stato accogliendo le nostre”.

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