Femen contro la Timoshenko: “Un altro burattino della Russia”

In questi giorni si sono susseguite le notizie riguardanti la guerra civile in Ucraina contro l’ex Primo Ministro Yanukovich, inquadrato da parte della popolazione come un fantoccio di Putin con orientamento antieuropeo. Non è passata neanche una settimana dalla scarcerazione di Yulia Timoshenko che le attiviste dell’ormai noto gruppo Femen hanno manifestato a Parigi, proprio a proposito di tali fatti.

Secondo le manifestanti infatti la Timoshenko non sarebbe altro che un ulteriore burattino in mani russe, e la rivoluzione non sarebbe altro che una rappresentazione teatrale per far credere che il peggio sia passato e che ora tutto possa tornare alla normalità. Il set della manifestazione è quello della piazza parigina intitolata ai diritti umani, nei pressi della più celebre Tour Eiffel, dove diverse giovani donne hanno posato fingendo di essere impiccate da un originale cappio. Al posto della corda vi è infatti una lunga treccia di capelli biondiche ricorda la pettinatura della donna al centro delle vicissitudini ucraine.

Le Femen “firmano” sempre le loro proteste con la nudità del seno, e non è nuovo a manifestazioni o presidi contro oppressioni e violazioni dei diritti umani, ma la novità di questa azione è che ieri le dimostranti si sono schierate contro una figura celebratissima che, oltre a non aver commesso soprusi, ha proprio messo fine con la sua scarcerazione alla guerra civile di un Paese dilaniato dal contrasto delle fazioni filorusse e europeiste. Una protesta che schiude molti sguardi critici sulla situazione odierna dell’Ucraina, raffigurabile ancora in un grande punto di domanda; le elezioni sono infatti in programma ma il quadro politico di questi giorni è estremamente instabile, e non sarebbe la prima volta che, credendo di fare il bene del Paese, il popolo si schiera con la persona sbagliata.

D’altro canto è suonato strano che le Femen, gruppo che si muove su grandi ideali, abbia espresso dissenso verso quella che per l’Europa è la fine di un conflitto per i diritti umani e vale per l’ingresso nell’Ue dell’Ucraina. Un quadro strano, che potrebbe chiarirsi solo con il passare dei giorni perché, oggi come non mai, è il futuro il vero giudice.

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