Formula 1: una rivoluzione a metà

“Del doman non v’è certezza…”. Non sappiamo se Lorenzo il Magnifico avesse doti profetiche, ma senz’altro potremmo adattare le sue parole alla Formula 1 moderna: ormai i cambiamenti sono all’ordine del giorno, tanto che sembra di dover discutere ogni anno di uno sport diverso. Ma se le sostanziali modifiche alle vetture che sono state richieste per il 2014 stanno addirittura passando in secondo piano (il ritorno ai motori Turbo su tutti), vuol dire che quanto approvato lunedì dalla FIA è davvero qualcosa di epocale: non solo gli addetti ai lavori, infatti, ma anche i semplici appassionati sia nella rete che durante le chiacchiere da bar si stanno dividendo tra favorevoli e contrari.

Al centro della discussione il fatto che l’ultimo Gran Premio stagionale, che la prossima stagione sarà corso ad Abu Dhabi, assegnerà il doppio dei punti, il tutto per rendere più vivo il finale del campionato. E se la reazione attesa dalla Federazione era un coro unanime di consensi, la realtà è ben diversa: molte sono le voci contrarie a quella che viene vista come un’ingiustizia, specie nei confronti di chi rischia con un’ultima sciagurata gara, che diventa a questo punto una vera e propria lotteria, di compromettere le fatiche di una stagione. Su tutte si leva la voce del campione del Mondo Sebastian Vettel, che sulle pagine della Gazzetta dello Sport dichiara: “È assurdo punire i piloti che hanno lavorato duramente tutto l’anno. Mi piacciono le vecchie tradizioni della Formula 1 e non capisco questa regola”.

Ma possiamo parlare davvero di rivoluzione? Abbiamo fatto le pulci ai campionati degli ultimi 14 anni e ne è venuto fuori un dato davvero sorprendente, se si pensa che l’obiettivo della FIA è quello di rendere più avvincente il finale di campionato. Solo in 3 occasioni, infatti, avremmo avuto un Campione del Mondo diverso da quello che poi in effetti è stato, e in tutte e 3 le occasioni (in positivo o in negativo) protagonista è la Ferrari.

Pochi rimpianti avranno i tifosi della scuderia di Maranello per il mondiale del 2003: a Michael Schumacher sarebbe stato sufficiente conquistare 1 punto per diventare campione del Mondo per la quarta volta consecutiva ai danni di Kimi Raikkonen e, dopo una gara thriller, riesce per il rotto della cuffia a classificarsi ottavo (in un tempo in cui l’ottavo classificato era l’ultimo pilota ad andare a punti). Con le nuove regole il titolo mondiale avrebbe preso la strada di Woking, con il finlandese della McLaren che avrebbe trionfato con ben 5 punti di margine.

Ma per un mondiale mantenuto in bacheca, la Ferrari può mettere sul piatto il finale dei campionati del 2008 e del 2010: nella prima occasione impossibile dimenticare il sorpasso di Lewis Hamilton a Timo Glock in Brasile all’ultimo giro, con Felipe Massa che per 20 secondi è stato campione del Mondo a casa sua. Idem nel 2010 ad Abu Dhabi, con un Fernando Alonso intento a marcare Webber e superato da un sorprendente Vettel, che conquista il primo dei suoi 4 titoli mondiali consecutivi. In entrambe le occasioni, seppur per il rotto della cuffia (addirittura arrivo a pari punti nel 2010, con più vittorie per l’asturiano), il titolo sarebbe stato dei ferraristi.

Una rivoluzione a metà, dunque, che forse è destinata a fare più rumore che altro. Una modifica per alcuni inutile e deleteria, accolta da un coro di no. Un “no” che è pronto a trasformarsi, però, in un grido di giubilo qualora qualcuno al termine di questa stagione si avvantaggerà di questa sorta di “lascia o raddoppia” ad oltre 300 km/h.

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