Game of Thrones: pornografia o qualità? Le risposte

Le risposte del direttore di Rai 4 alle polemiche su Game of Thrones quale serial pornografico sono arrivate.

All’indomani dell’auspica messa in onda della seconda puntata di Game of Thrones, abbiamo raccolto alcuni autorevolissimi pareri in risposta alla richiesta di censura avanzata qualche giorno fa dall’ Aiart (Associazione Italiana Ascoltatori Radio Tele-teatro-cinespettatori), alla quale non erano piaciute le scene di violenza e sesso presenti nella nota serie tv.

Le dichiarazioni sono state riportate sia sul sito di wire e che sull’inserto tvzap di reppublica.it. Tra loro spicca su tutti il comunicato ufficiale di Carlo Freccero, attuale direttore di Rai 4 e la posizione di Lorella Zanardo, autrice del famoso documentario “Il corpo delle donne” da sempre impegnata in prima linee contro lo sfruttamento dell’immagine femminile all’interno di tv e pubblicità.

Queste sono le parole di Carlo Freccero, il quale assicura di aver già acquistato la seconda e pure la terza stagione del serial, a suo dire, un prodotto di qualità che proposto su una televisione di nicchia e soprattutto si sperimentazione, quale che è Rai 4 appunto, non farà che ringiovanire e rinfoltire il pubblico giovane e esperto di prodotti di qualità perso negli ultimi anni per strada, anche a causa della diffusione di internet e delle reti satellitari (ovviamente). Dichiara Freccero: “Accusano Il trono di spade di essere volgare, pornografico e ricco di violenza, quasi gli autori fossero impegnati a ottenere l’oscar della depravazione, ma in realtà gli autori si sono impegnati non solo a ottenere ampi riscontri di pubblico, ma pure a guadagnare o a concorrere fino alle fasi finali dei  principali premi della tv americana e fantasy. La prima stagione, per esempio, ha vinto lo Hugo Award, perché la serie va molto al di là di un fantasy di routine, innescando domande sull’essenza del potere e dell’impotenza, sul desiderio di regnare e sull’atto stesso del regnare, e si è aggiudicata il più antico e prestigioso Peabody Award, per aver esplorato il concetto di autorità all’interno di un contesto d’intrattenimento, ma tematicamente ricco. Senza contare, poi, i moltissimi riconoscimenti tecnici e quelli ottenuti dal cast, oltre alle nomination come miglior serie drammatica ai Golden Globes e agli Emmy Awards. Insomma, è universalmente riconosciuta come uno dei vertici assoluti della tv di qualità”. E continua, precisando che all’inizio della messa in onda e durante gli intervalli, viene più volte evidenziato l’avviso – programma adatto ad un pubblico adulto – : “In ogni caso, violenza e sesso non hanno lo scopo di titillare o traviare il pubblico, ma di trattare il mondo diegetico con il realismo imposto dal racconto, in modo relativamente inedito per il genere fantasy, senza un’attenzione morbosa a particolari crudi e gratuiti”.

In buona sostanza, Freccero respinge le accuse di contenuto pornografico all’interno del programma e ribadisce che le scene di violenza e sesso, edulcorate proprio perchè in onda su Rai 4, sono funzionali alla narrazione in quanto trasmettono l’idea del feroce gioco di corte pseudo-medievale , fulcro dei romanzi fantasy di George R.R. Martin. Il diretto sottolinea: “ sarebbe come chiedere di rimuovere dalla mitologia le azioni più crudeli degli dei o dalle tragedie greche i passaggi più violenti. Come la morte di Clitennestra nelle Coeffore di Eschilo”. E ricordando che Rai4 è una tv di nicchia precisa, “ ci rivolgiamo a un target giovane, metropolitano, la nostra mission è recuperare un pubblico che la Rai non ha mai avuto. E abbiamo il compito di rinnovare la fiction del servizio pubblico. E oggi la fiction ha perso il carattere pargoleggiante, la funzione del sussidiario scolastico degli anni Cinquanta”.

A sostenere l’importanza della responsabile ma anche libera espressione di cultura che deve avere la Rai è anche Enrico Menduni, docente all’Università Roma Tre di Culture e formati della televisione e media digitali. Egli parla di legittima scelta di programmazione, “ tanto più che mandare in onda più volte un programma rientra nella logica di una tv come Rai 4, innovativa, semigeneralista, a rullo, dove l’ascolto si distribuisce in varie ore del giorno e poi, in modo differenziato da parte degli utenti, i contenuti vengono fruiti su internet”. Ma precisa che è altrettanto leggittimo per un’associazione chiedere la sospensione se questo, a parere dell’associazione, lede la sensibilità di una parte del pubblico: “ fa parte della dialettica della società, ma ritengo che la questione sia arretrata rispetto alla comune sensibilità: ciò che dieci anni fa poteva essere considerato pornografico, oggi è considerato suscettibile di visione. Inoltre, la normativa media e minori, che negli ultimi cinque anni ha subito una torsione con il decreto Romani e il decreto Passera, che hanno alleggerito l’obbligo di programmazione per i minori, è stata pensata per la tv generalista, mentre qui siamo di fronte a una tv di nicchia, che si rivolge a fasce ristrette di pubblico”.

E in tal questione è importante anche il parere di Lorella Zanardo, blogger, docente e autrice del documentario “Il Cordo delle donne”: “ la risposta alla violenza e alla volgarità televisiva non è la censura, all’insegna del bigottismo: sarebbe la morte civile della creatività”. Nello specifico, la blogger non si sofferma su Game of Thrones perchè non ha visto il serial ma afferma: “ più che dedicare energia per bloccare un programma, in onda su un canale di nicchia, sarebbe opportuno e urgente pretendere che la Rai ridisegni i propri palinsesti e che almeno un canale faccia effettivamente servizio pubblico, dato che la tv in Italia è ancora il più potente agente di socializzazione” E nella tv si deve anche osare per sperimentare “La Bbc, infatti, ha una programmazione eccellente, zero bigotta, spesso trasgressiva, e la sua mission è informare, intrattenere, educare. In Italia, invece, permane una mentalità vecchia, non si crede che si possa educare senza fare censura. Poi però la tv è piena di immagini di sesso spiato dal buco della serratura e di inquadrature ginecologiche anche se il sesso, come il nudo, continuano a far paura”.

Queste sono le voci di stimati addetti ai lavori. Non possiamo che condividere idee e perplessità anche alla luce della recente messa in onda di Carosello che come sapete è stato restaurato e pubblicizzato in pompa magna da Rai1. Che connessione esiste, vi chiederete voi, tra Carosello e Game of Thrones? Apparentemente nessuna ma l’impressione personale è che l’avanzamento del vecchio e la demonizzazione del nuovo viaggino di pari passo quando si vuole limitare la libertà d’espressione e tenere sotto controllo i gusti della gente. E poi, mi viene un altro dubbio: che ne pensa l’Aiart di “Passion” di Mel Gibson? In quel caso, si lascia la libertà di espressione e non si critica la creatività? Facendo una rapida ricerca su google non ho trovato dichiarazioni in merito, nè pro nè contro. Cari lettori, nel caso conosciate il parere dell’associazione a riguardo, segnalate pure ma se davvero l’Aiart non si è pronunciata in merito, è doveroso chiedersi il perchè. In fondo, anche lì ci sono scene di forte violenza, mostrate per così tanto tempo da alienare lo spettatore dal loro significato tragico, ovvero, le torture su Gesù Cristo. Perchè valgono sempre due pesi e due misure?

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