Generali, Perissinotto verso sfiducia in cda

    Oggi, si riunisce il consiglio di amministrazione di Generali in seduta straordinaria, con all’ordine del giorno la sfiducia all’amministratore delegato Giovanni Perissinotto, richiesta da alcuni soci forti due giorni fa. Stando ai calcoli della vigilia, su 17 consiglieri, 11 sarebbero in favore della mozione di sfiducia, raggiungendo così la maggioranza, in grado di dare vita a una fase di discontinuità. A battersi maggiormente per defenestrare Perissinotto è stata soprattutto Mediobanca, seguita dagli altri grandi soci privati, preoccupati per le forti minusvalenze con cui stanno avendo a che fare, dopo avere acquistato il titolo tra 25 e 30 euro, mentre oggi ne vale in borsa solo 8. Ma come vedremo, la situazione in sé della società assicurativa non è né l’unica ragione, né tanto meno quella più importante che abbia determinato la messa all’indice del manager.

    In effetti, la questione delle dimissioni si intreccia in modo evidente con quella del salvataggio di Fondiaria Sai e del piano Unipol, fortemente voluto e sponsorizzato proprio da Piazzetta Cuccia.

    Accade, infatti, che Perissinotto è sostenuto da Palladio Finanziaria, socia di Generali, con cui è molto legato. Palladio e Sator, rispettivamente guidate da Roberto Meneguzzo e Matteo Arpe, hanno lanciato sin da febbraio una controffensiva su Premafin prima e successivamente su FonSai, che si configura come un’ipotesi alternativa al piano Unipol. Per via del suo legame con Palladio, il manager è stato sospettato da Mediobanca di sostenere occultamente l’operazione, malgrado egli abbia sempre smentito, pur sostenendo le ragioni di una offerta alternativa a Unipol, che considera non in grado di salvare le società dei Ligresti, per via di una cattiva situazione finanziaria. Ragioni, che sono state ribadite anche nella missiva indirizzata dal Perissinotto ai consiglieri del cda, in cui esprime la convinzione che il caso Unipol sia all’origine dello scontro che sta portando a un tale epilogo.

    Oltre a Mediobanca, anche altri azionisti di spicco condividono la necessità di cacciare l’ad. Si tratta certamente di De Agostini, che possiede il 2,43%; Caltagirone (2,27%), Del Vecchio, che possiede intorno al 3%, ma non ha un suo rappresentante in cda, dopo esserne uscito lo scorso anno. Contro anche la Fondazione Crt, che tramite Effeti detiene il 2,2% in Generali, Paolo Scaroni, Vincent Bolloré, Pelliccioli e Clemente Rebecchini.

    Contro la sfiducia dovrebbero esprimersi, invece, Diego Della Valle, Peter Kellner, Alessandro Pedersoli, Reinfried Pohl, l’altro ad Sergio Balbinot, oltre lo stesso Perissinotto.

    A conti fatti, dunque, il manager non ce la dovrebbe fare, anche se la riunione sarà certamente infuocata ed egli spiegherà ampiamente le sue ragioni. Dovrebbe già scaldarsi per la successione Mario Greco, ex ad di Ras e oggi ceo di General Insurance di Zurich.

    Dunque, il caso Perissinotto sarebbe la diretta conseguenza del caos Unipol-FonSai, che vede Mediobanca impegnata mani e piedi a impedire che si realizzi qualsiasi scenario alternativo al piano di Bologna, che Piazzetta Cuccia vede quale indispensabile per tutelare i suoi ingenti crediti verso la galassia finanziaria dei Ligresti, di cui 1,1 miliardi in prestiti subordinati verso FonSai.

    Nella lettera ai consiglieri, l’ad ha ribadito la convinzione che Mediobanca sia una banca di sistema, che si senta in dovere di intervenire in situazioni finanziarie come queste, ma ha anche scritto che ciò non dovrebbe riguardare Generali, ma l’azionista, appunto.

    Molto duro è stato il commento di questa mattina di Diego Della Valle, patron di Tod’s, che prima di entrare in cda a Milano, ha affermato che sarebbe stato alzato un grosso polverone sul caso delle dimissioni e che non ha giovato alla credibilità dell’Italia quanto starebbe accadendo in Generali. Pur non volendo anticipare il suo voto al board, Della Valle ha chiesto che chi si è reso responsabile di tale polverone ne dovrebbe ora dare spiegazioni.

    E’ evidente che si stia profilando uno scontro “sistemico” tra Mediobanca e il mondo della finanza “storica” italiana con alcuni soggetti emergenti nel mondo bancario e finanziario, che stanno cercando di assumere posizioni in asset rilevanti del nostro capitalismo. E’ quanto avviene in queste settimane con il tentativo di Sator e Palladio di impossessarsi di FonSai, scalzando Unipol, Unicredit e Mediobanca. E’ quanto sta avvenendo anche nel caso di Generali, che oltre ad essere la diretta conseguenza del piano Unipol in FonSai, ha a che fare molto anche con lo scontro tra pezzi di azionariato che sostengono Perissinotto e Piazzetta Cuccia.

    Parliamo, ad esempio, dello scontro tra Della Valle e il resto del patto para-sociale in Rcs, che ha visto il primo uscirne, in polemica proprio contro Mediobanca. Vi è in corso, dunque, una sorta di guerra sotterranea tra diversi poteri del capitalismo italiano, storicamente basato su controlli incrociati e famiglie onnipresenti, la quale sta portando alla caduta di teste in contesti solo apparentemente diversi.

    A vincere oggi sarà Mediobanca, così come con il caso Unipol-FonSai. Non pare, infatti, che ci sia ancora un nucleo di imprenditori realmente in grado di giocare ad armi pari contro la banca sistemica.

     

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