Gianfranco Fini rompe il silenzio, con un libro e una fondazione: farò politica in modo diverso

“Ricordo il dolore che mi diede, quando si piegò al diktat sulla mia espulsione. Da Gasparri non mi aspettavo nulla. Di Matteoli sapevo che era sempre stato in sintonia con la leadership del momento. Alemanno non batté ciglio. Il silenzio di Giorgia Meloni mi confermò che si può essere giovani all’anagrafe ma prudenti e tattici come Matusalemme. Da La Russa però mi aspettavo di più. Per carità, era stato esplicito nel suo dissenso. Ma, insomma, eravamo amici da trent’anni…”.

Non risparmia critiche ai suoi ex colleghi di partito Gianfranco Fini, in un’intervista concessa al Corriere con la quale l’ex presidente della Camera e cofondatore del Popolo della libertà rompe finalmente il silenzio iniziato dopo la debacle della formazione finiana Futuro e Libertà nelle scorse elezioni politiche, che non videro lo storico leader della destra italiana riconfermato.

Da allora sembra che Gianfranco Fini si sia dato alla stesura del suo ultimo libro, da poco dato alle stampe e intitolato “Il Ventennio. Io, Berlusconi e la destra tradita” (Rizzoli 2013). Un libro che vuole ripercorre gli ultimi vent’anni con gli occhi dello statista, più che del politico impegnato dell’agone elettorale. Vi si descrivono un Bossi politico tutt’altro che rozzo, un enigmatico Tremonti, un Monti buon presidente del consiglio ma pessimo candidato premier. E si parla ovviamente della destra, la sua destra, e del rapporto con Silvio Berlusconi.

Nell’intervista Fini presenta anche la nuova fondazione finiana “Liberadestra”, costituita lo scorso 23 settembre e intesa a promuovere quella destra genuinamente repubblicana che ancora mancherebbe al Paese. Una passione non nuova quella di Fini per i think tanks. Da “FareFuturo” all’interno del Pdl a “Agenda” con Benedetto Della Vedova e Angelo Pisanu, le fondazioni per l’ex presidente della Camera sono sempre state ottime fucine di idee ma anche trampolini di lancio di vari progetti politici: prima Fli e poi il tentativo di un suo superamento all’interno di un terzo polo magari un po’ più montezemoliano.

Ora si torna a parlare di destra, si pesano le parole su Silvio Berlusconi, si ammette anche il fallimento del terzo polo: “se c’è un terzo polo, è Grillo”. Insomma, si potrebbe ben credere che Fini sia interessato a fornire un qualche tipo di contributo alla costituente di destra o di centrodestra che vede in prima linea molti ex di Alleanza Nazionale come lui, non più disposti a seguire Berlusconi nell’ambito di una nuova Forza Italia.

Con un’altra intervista, sempre sul Corriere, Ignazio La Russa, oggi in Fratelli d’Italia, tirato in ballo da Fini non ha esitato a replicare all’ex grande amico: “la verità è che io avrei potuto seguire Gianfranco se avesse rotto con Berlusconi su posizioni di destra, da destra, e non con quella tragica deriva centrista, che la sinistra addirittura salutava con tutti gli onori, in visibilio”. “Un rimpianto rimane” continua l’intervista all’esponente di Fratelli d’Italia, “Fini poteva essere il leader di un grande centrodestra e, invece, ha deciso di autodistruggersi. Un tempo pensavo che i libri li avrebbero scritti su di lui, mai avrei immaginato che sarebbe finita così, e che a scrivere un libro su Fini fosse proprio Fini”.

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