Ginevra 2, sospesi i negoziati fra le due delegazioni siriane

Al terzo giorno di confronto a Ginevra 2 fra le delegazioni siriane, il caos. Ieri il mediatore dell’ONU Brahimi si è visto costretto a interrompere le trattative poiché i toni si erano fatti troppo incalzanti. Il dialogo pacifico sembra davvero un’impresa alla luce delle pretese avanzate dai rappresentanti del regime di Assad che hanno tentato di dettare legge e condizioni costringendo così Brahimi a sospendere i negoziati. Chi riponeva fiducia soprattutto sulla questione degli aiuti umanitari, avrà una bella gatta da pelare.

La questione principale che fa tanto infervorare la delegazione filo governativa riguarda il futuro di un “governo di transizione” già peraltro anticipato nel giugno 2012 sempre al vertice di Ginevra e ieri all’ordine del giorno: la delegazione ritiene indiscutibile il destino della Siria senza Assad. La rappresentanza siriana a favore del regime vede il futuro della Siria “senza formule imposte” dall’esterno e non ha alcuna intenzione di cedere, ma c’era da aspettarselo.

Lo sgambetto poi del regime di Assad rischia di diventare un’altra molla di tensioni a Ginevra: la questione degli aiuti umanitari, in particolare nella città di Homs. Sotto assedio da quasi due anni, la città fantasma di Homs poteva essere un primo vero passo verso la concretizzazione delle mille parole provenienti da Ginevra 2, visto che domenica è stato lo stesso regime a proporre l’evacuazione di donne e bambini da quei territori. Secondo Edgar Vasquez, un portavoce del Dipartimento di Stato americanola gente sta morendo di fame” che ha inoltre menzionato la campagna disumana “In ginocchio o muori di fame” attuata a Mouademiyah. L’appello sarà utile?

Le notizie che arrivano da Damasco sono inquietanti e inaccettabili: solo ieri quattro persone sono morte di fame e tra questi un bambino di un anno e mezzo. Forse le operazioni di evacuazione e il loro ritardo vogliono essere un messaggio a Ginevra, un dispetto o l’estrema dimostrazione della voglia di non cedere alle pressioni pacifiste?

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