Una giornata con Luca Scassa

Conosco Luca Scassa dal 2003 quando ci incrociavamo sui circuiti, lui era ovviamente più forte di me, da allora è nata una bella amicizia che ci porta a sentirci spesso e incontrarci quando i nostri impegni lo consentono.

Così dopo il Gp di Aragon ci siamo dati appuntamento prima della sua partenza per Magny Cours e soprattutto dopo il debutto nella massima categoria del motomondiale, volevo farmi raccontare le emozioni, i segreti, la situazione dei piloti italiani e il suo 2014.

Ciao Luca,

Una mattina hai ricevuto una mail con la convocazione per il gp di Aragon sulla Crt – Art lasciata libera da Abraham, così sei stato catapultato da una Supersport ad una Motogp, emozione o shock?

Mi sono detto “quando mi capita un’occasione così”, ero gia pronto per partire con borsa, tuta e stivali. La motogp è la massima espressione del motociclismo, li ci sono i 24 migliori piloti del mondo quindi farne parte è, per me, un grande motivo di orgoglio.

Spiegami se la Motogp è veramente così diversa dalla Sbk sia tecnicamente che per la vita vissuta all’interno del paddock.

Devo fare subito una distinzione, la mia Art non è una motogp pura ma fa parte delle Crt che è molto simile a una Sbk; nella stessa categoria esite un abisso tra una Honda Hrc o una Yamaha M1 e una Art. Detto questo, tutti mi dicevano che mi sarei trovato male con i freni in carbonio (che non avevo mai usato) invece basta dare una bella “pinzata” e tutto funziona perfettamente, anzi più freni e più sono maledettamente efficaci.
Capitolo a parte invece per le gomme. Io ho sempre usato Pirelli, le Bridgestone da gp sono impressionanti, consentono angoli di piega paurosi sono durissime, costanti per tutta la gara ma è complicato capire qual’è il loro limite.
Invece parlando di paddock è tutto diverso. La Sbk è un pò “pane e salame” e a me piace, in motogp è tutto iper professionale, quando girano tanti soldi tutti rispondono a tono, bisogna essere impeccabili. In Sbk puoi toccare la passione; i tifosi possono accedere ai box, incontrare i loro beniamini, guardare le moto da vicino, la motogp è molto più vicina alla Formula 1 è tutto più “formale”.

Quindi se dovessi scegliere tra la Sbk e la Motogp quale preferiresti?

A 20 anni sceglierei subito la Sbk, a 30 ora penso in maniera diversa cioè voglio valutare bene il progetto futuro che la squadra ha in mente. E’ ovvio che tutti vorrebbero gareggiare in Motogp, ma in Sbk si sta molto bene. Vedremo!

La mia impressione è che non hai mai avuto la possibilità di gareggiare con una moto ufficiale che riuscisse a esprimere il tuo valore, sei d’accordo?

Bisogna fare un passo indietro, partire dal Civ (campionato italiano velocità), che per le case motociclistiche conta poco o nulla a differenza di quello americano e ancora di più da quello britanico. Io nel 2008 ho vinto il Civ con Mv Augusta e non è cambiato moltissimo. Comunque anche io la moto buona l’ho avuta nella stagione corsa in Supersport con Yamaha. Putroppo nonostante tre vittorie, ho commesso tanti errori ed ho perso il mondiale.

Il mondiale parla spagnolo, cosa succede all’Italia motociclistica.

Io sono della generazione di Dovizioso, Roccoli e Fabrizio, il problema è che oggi non vince chi ha più “manico” ma chi ha la moto migliore e capita quasi sempre agli spagnoli. Inoltre, in Spagna, si investe da più di sette anni in trofei monomarca e altri dedicati in particolare ai giovanissimi. In Italia bisognerebbe prendere esempio dai cugini spagnoli, investire sui giovani e farli crescere senza fretta. Secondo me quello che sta facendo Valentino Rossi, una “accademy for young rider”, rappresenta l’idea giusta per una nuova strada da seguire.

Una giornata con Luca Scassa

In diretta con Guido Meda hai dichiarato: in Motogp ci sono quattro persone normali che fanno cose straordinarie, li hai visti da vicino sono veramente innavicinabili?

Loro sono in moto da quando avevano sei anni, si allenano tutti i giorni, hanno i migliori preparatori e le migliori tecnologie, per loro correre a quei livelli è una cosa che gli viene naturale è una sorta “d’istinto” spontaneo.
In pista ad Aragon nel terzo settore perdevo “solo” otto decimi da Marc Marquez , quindi in questo sembrano umani, ma sul giro e in gara sono innavicinabili.

Dove e cosa farà Luca Scassa nel 2014.

Farò il meccanico nella mia officina questo è sicuro. Vorrei non essere di nuovo in supersport dove perdo tantissimo per via del mio peso e della mia statura. Il sogno è restare in motogp con una buona moto e fare tutta la stagione, la realtà è che ci sono contatti con alcune squadre in Sbk, ma non ti dirò con chi per scaramanzia.

In bocca al lupo Luca, qualsiasi sia la tua destinazione, hai sicuramente conquistato un posto nel cuore di tanti tifosi.

Ricerca personalizzata