Gli automobilisti Ford spiati da anni

Galeotto fu il CES direbbe qualcuno, che oltre a esporre novità tecnologiche porta alla luce verità nascoste.

Tutto nasce nel lontano 2001, anno di grandi cambiamenti nel mondo, quando il presidente Bush reagì agli attacchi con il ‘Patriot Act’ e oltre ad arresti, rapimenti e altre pratiche illegali, la legge ha reso possibile il controllo delle comunicazioni telefoniche e delle linee dati, senza alcun permesso della magistratura ed in barba alla privacy degli ignari cittadini.

In fondo come possiamo parlare di “vera privacy” se tutto ciò che facciamo è controllato dalla tecnologia? Telecamere per agevolare manovre tra le più complicate, scatole nere per ricostruire la dinamica degli incidenti, navigatori per rintracciare un indirizzo. Tutti strumenti utilissimi, su questo non c’è dubbio. Però raccolgono un’incredibile quantità di dati, informazioni e movimenti relativi agli automobilisti, mettendo a rischio la loro privacy. Basti pensare che negli Stati Uniti dal mese di Settembre la scatola nera equipaggiata nei veicoli è diventata obbligatoria, non staremo diventando troppo controllati?

Il New York Times ha rivelato proprio in questi giorni che i senatori John Hoeven, repubblicano, e Amy Klobuchar, democratica, hanno intenzione di presentare una proposta di legge per regolare la gestione di tutti i dati e tutte le informazioni raccolte dai device installati sulle vetture dalle case automobilistiche.
Le norme messe a punto dovrebbero limitare i casi in cui i dati verranno utilizzati e garantire che le informazioni non vengano usate e diffuse senza il consenso dei diretti interessati, e soprattutto non usate contro di loro.

“Siamo molto preoccupati per la privacy”, hanno affermato i due riferendosi anche ai mille modi in cui il Governo mette sotto controllo la vita privata di milioni di cittadini. Chi non ricorda lo scandalo Datagate che ha coinvolto anche i governi europei in un giro di intercettazioni?
Per questo motivo recentemente si parla sempre di più di privacy, compresa quella che passa attraverso i congegni hi-tech delle auto.

Ad ammettere che le automobili sono già da tempo uno dei posti in cui si è più «spiati» è stato l’alto responsabile della Ford Jim Farley, top manager del settore vendite, in occasione del CES: “Noi conosciamo chiunque ha infranto la legge, e sappiamo quando qualcuno sta per farlo”. La sua ammissione si riferisce ai dati immagazzinati dalle case automobilistiche grazie all’uso di GPS o di altre strumentazioni di rilevazione. La dichiarazione ha suscitato un certo scalpore e soprattutto una certa diffidenza nei compratori, costringendo l’uomo ad una successiva dichiarazione “Comunque, non forniamo i dati a nessuno”.

Henry Ford credeva che “C’è vero progresso solo quando i vantaggi di una nuova tecnologia diventano per tutti”, sicuramente non immaginava che l’avanzamento delle tecniche permettesse addirittura di controllare i suoi acquirenti.
E mentre al CES 2014 la Ford mostra al mondo i nuovi prototipi di auto connesse al 2.0 e con il tettuccio correlato di pannelli solari, ci si continua ad interrogare sull‘evoluzione delle tecnologie; togliamo i “fili” per essere wi-fi ma finiamo per rimanere sempre più collegati.

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