Gli “sfascisti” del Pdl ipotecano il governo Monti e frenano la ripresa dei mercati

    Parola d’ordine: “Fare presto”. E’ questa la linea guida sulla quale il presidente Giorgio Napolitano si sta muovendo, incontrando ancora, nella serata di ieri, colui che quasi certamente guiderà il prossimo governo, quel Mario Monti che da Berlino aveva poche ore prima annunciato il bisogno di un lavoro “enorme” per rimettere in carreggiata l’Italia. L’incarico potrebbe arrivare già Domenica, dopo l’approvazione del Ddl stabilità e la formalizzazione delle dimissioni di Silvio Berlusconi, ma il quadro politico appare incerto: la Lega Nord si è infatti già sfilata, ricorrendo a tutto il populismo di cui è capace, e similmente ha fatto Italia dei Valori, con Antonio Di Pietro che è sottoposto ad un incessante “assalto” via Internet, portato avanti dai suoi stessi sostenitori che lo accusano di irresponsabilità, mentre Nichi Vendola ha pensato bene di correggere il tiro ed è passato da un secco “no” ad un più diplomatico “vediamo e giudichiamo”.

    Ma la vera incognita, quella che sta smorzando gli entusiasmi di molti, proviene proprio dal partito dell’ormai ex premier, il Popolo della Libertà. Dopo una giornata molto intensa tra contatti e riunioni, il segretario Angelino Alfano ha preferito salvarsi in corner con una dichiarazione di facciata: “Siamo per il voto anticipato, ma deciderà il Colle” aggiungendo che tra i suoi non esistono spaccature ma solo una normale dialettica democratica.

    Un quadro “soft” della situazione a cui però non crede nessuno, anche perchè sono arrivate alla stampa dichiarazioni infuocate fatte direttamente da alcuni “big” (si pensi a Gianfranco Rotondi che prospettava dimissioni da deputato contro eventuali governi tecnici) e si è ben delineato il fronte di coloro che vogliono correre alle elezioni, in primis gli ex di Alleanza Nazionale confluiti nel Pdl, insieme ad altri nomi di spicco, come ad esempio Renato Brunetta e Maurizio Sacconi, con quest’ultimo che trova il tempo di trincerarsi dietro affermazioni pregne della più ottusa ideologia: “Pdl e Lega dovranno affrontare la crisi di comune accordo, conservando il valore di un’alleanza orientata dai valori della tradizione alternativa alla sinistra di radice comunista e alle spregiudicate borghesie del capitalismo relazionale“.

    Sul fronte dei “pragmatici” si schierano invece non meno importanti esponenti dell’ex partito di maggioranza relativa, come Maurizio Lupi, vicepresidente della Camera, Franco Frattini, ministro degli Esteri, Gianni Alemanno, sindaco di Roma e Roberto Formigoni, governatore della Lombardia. Tutti questi rimarcano all’unisono la delicatezza della situazione e la necessità di una guida forte ed immediata, cercando di convincere Berlusconi a prendere una posizione più decisa in merito.

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    Nel frattempo, i mercanti finanziari hanno ancora una volta dimostrato di reagire in tempo reale ai capricci della politica. Dopo una iniziale “volata” a seguito del delinearsi di un nuovo governo, la Borsa di Milano frenava bruscamente non appena si veniva a sapere che dal Pdl arrivava ancora una “fumata nera” ed il famigerato Spread, che stava scendendo rapidamente, invertiva la tendenza. Un gioco al massacro che si ripete ormai ogni giorno e che per essere arginato necessita di una massiccia dose di responsabilità, che forse non è mai albergata in coloro che oggi giocano ancora a fare i “soldatini” invece di “deporre le armi” per il bene del Paese.

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