Google afferma che l’NSA è penetrata nei suoi data center

Il caso Datagate si infittisce. Il presidente di Google, Eric Schmidt ha attaccato il governo statunitense e l’NSA per aver fatto indebitamente uso dei suoi data center sparsi in tutto il mondo.

Usando le parole di Schmidt, l’azione condotta dall’NSA ai danni dell’azienda e delle persone coinvolte è oltraggiosa, scandalosa e probabilmente illegale. Durante un evento tenutosi ad Hong Kong ha dichiarato che l’Agenzia di Sicurezza Nazionale insieme alla britannica Government Communications Headquarters (GCHQ) sarebbero entrati senza autorizzazione nelle fibre ottiche che trasportano i dati in tutto il mondo per Google. Ma non è solo l’azienda di Schmidt ad aver subito danni, poiché anche i cavi che trasportano le informazioni di Yahoo sembrano essere stati colpiti.

L’NSA si difende solo a metà dalle accuse subite: non nega il fatto di avere documenti intercettati, ma afferma che questi sono stati mostrati all’agenzia. In sostanza nega di aver fatto irruzione direttamente nei cavi di fibre ottiche e nei data center di Google o di Yahoo. Dichiara inoltre che “l’NSA ha sempre condotto le sue attività in conformità con le leggi, i regolamenti e le politiche vigenti”.

Che gli autori siano l’NSA o GCHQ o nessuno dei due rimane comunque chiaro che entrambe le aziende siano state colpite, poiché alcuni dei dati trafugati erano collocati esclusivamente nei cloud privati o nei network interni delle compagnie, e in nessun altro luogo.
Se si esclude il fatto che l’NSA abbia agito in prima persona per intercettare i dati, un’altra ipotesi potrebbe essere che ci siano complici all’interno di Google e di Yahoo.

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