Google deve un miliardo di euro al fisco francese

Il settimanale francese Le Point annuncia che il governo francese pretenderebbe da Google il pagamento di un milione di euro per tasse non versate.

Il contenzioso va avanti da circa tre anni e sarebbe iniziato a seguito di una perquisizione nella sede francese di Google che avrebbe dato luogo ad un accertamento della procedura di elusione fiscale.
Secondo il Governo francese Google avrebbe sfruttato filiali che fanno capo all’Irlanda per eludere il fisco ed usufruire di una tassazione più favorevole.

Il colosso americano, che naturalmente sostiene di essere in regola con le tasse, ha dichiarato in Francia un fatturato inferiore ai 150 milioni di euro affermando che i link sponsorizzati vengono fatturati in Irlanda e, quindi, nulla è dovuto in più al governo transalpino.
Ciò ha comportato per Google un risparmio per ben 5,5 milioni di euro.

Il Ministro del Tesoro francese, Bernard Cazaneuve, è agguerritissimo nel recupero crediti e conta di incassare altri due milioni di euro colpendo altre società che avrebbero usato lo stesso stratagemma.

I nominativi di queste altre società non sono stati ancora resi noti ma Le Point prova a sbilanciarsi su qualche nome come Amazon, Facebook e Apple.

La vicenda non è nuova visto che rifugiarsi in paesi dove l’imposizione fiscale è minore è pressi particolarmente amata sia dalle aziende che dai privati.
Anche l’Italia ha in ballo un contenzioso con la Apple, rea, secondo la Procura di Milano, di essersi sottratta all’imposizione Ires per importi molto rilevanti.

Il meccanismo sarebbe stato finalizzato a creare in modo indebito le condizioni per ridurre il reddito ottenuto nel nostro paese, occultando profitti per un importo che ammonta a più di un miliardo di euro.
Il sistema è sempre il medesimo. Si attribuisce il profitto ad una filiale straniera dove la tassazione è inferiore, aggirando, quindi, la normativa nazionale.

Procedure che non sono isolate e per le quali gli stati interessati, come Italia e Francia, stanno predisponendo una normativa ad hoc.
In Italia, infatti, è in vigore dal 1 gennaio la Web Tax che impone alle grandi società che vendono pubblicità on line di avere partita iva nel nostro paese.
Ciò comporta che tali web company si debbano adeguare al regime fiscale del nostro paese e pagare quanto dovuto, a differenza del passato in cui allo stato venivano destinate soltanto le briciole.

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