Non si arresta l’ondata di sfiducia sulla Grecia e sulla sua capacità di solvibilità del debito. I titoli di stato ellenici a dieci anni sono arrivati a rendere il tasso record del 17,97%, allargando il differenziale con i Bund tedeschi a 1582 punti base, o 15,82%. Per fortuna, tale effetto sfiducia non si sta ripercuotendo sugli altri bond dell’Eurozona e questo anche tenendo presente l’intervento della BCE a sostegno di BTp e Bonos.

Il motivo di tale impennata dei rendimenti greci sta nella richiesta della Finlandia di garantire il suo prestito da 1,6 miliardi di euro con depositi collaterali, che Atene dovrebbe accantonare, in modo da salvaguardare i soldi di Helsinki. Tale idea è stata apprezzata e condivisa anche dagli altri Paesi con la tripla A, come Olanda e Austria, ma anche Slovenia, Slovacchia ed Estonia.

La reazione dei mercati è negativa per due motivi fondamentali. Primo: si manda un segnale di sfiducia sulla reale capacità di Atene di restituire i prestiti accordatile. Secondo: per concedere garanzie a Helsinki e agli altri stati, la Grecia dovrebbe accantonare risorse immediate, aumentando ancora di più il suo fabbisogno.

Non è un caso che la Germania si sia espressa contro queste richieste e potrebbe invitare questi stati a rinunciare a tali pretese. A meno che non si raggiunga un‘ipotesi molto meno dolorosa da un punto di vista dei conti pubblici, ma certamente più umiliante, ossia la concessione del patrimonio pubblico ellenico a garanzia dei prestiti. In sostanza, torna in voga l’idea che la Grecia garantisca i suoi debiti con il Partenone o le sue isole. Helsinki lo aveva già chiesto.