Guerra di valute tra Cina e USA

    E’ ufficiale. Tra Cina e Stati Uniti volano gli stracci; motivo del contendere: il tasso di cambio.

    Gli USA di Barack Obama rimproverano ai cinesi di tenere la propri valuta, lo yuan, a un tasso sotto-valutato di almeno il 20-30% (in realtà, sarebbe forse molto di più), al fine di aumentare le proprie esportazioni.

    Gli ultimi dati, che vedono la Cina detenere un surplus della bilancia commerciale di circa 25 miliardi di dollari a settembre, non faranno altro che rinfocolare la polemiche e le critiche degli americani verso la Banca Popolare Cinese.

    Dal canto suo, la Cina rinfaccia agli USA la loro pressione per un rialzo sullo yuan, anche attraverso un meccanismo di allentamento di acquisto di titoli di stato in dollari, provocando così una iniezione di investimenti verso i paesi in via di sviluppo, tali da esercitare una spinta al rialzo delle loro valute, yuan compreso.

    Lo scenario più probabile sarà un nulla di fatto al vertice del G20, in programma a Seoul, in Corea; le posizioni rimangono distanti e contrapposte. L’unico interlocutore che avrebbe le carte in regola per mediare potrebbe essere l’area Euro, che con la sua politica di neutralità sui mercati valutari, di fatto, non è soggetta a critiche. Tallone d’Achille, però, dei Paesi europei è che non hanno una forte rappresentanza politica, come è noto.

    Sarebbe già un successo, se la Cina acconsentirà a un graduale apprezzamento del suo tasso di cambio, pur mantenendo integro e fisso il suo sistema di formazione. 

    L’Europa, però, guardi anche alle manovre USA in campo valutario. E’ fin troppo evidente che gli americani spingono per un dollaro debole!

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