Guerra tra valute, il pericolo viene da Washington

    Non è un mistero che la strategia del Presidente USA Barack Obama, per risollevare le sorti di un’economia in affanno, con un passivo record della bilancia commerciale, oltre i 6% del PIL, sia la fin troppo facile soluzione della svalutazione del dollaro sui mercati valutari internazionali, al fine di rendere più competitive le merci americane.

    Ora, in genere, quando le soluzioni sono molto facili, non sono soluzioni credibili. E questo è il caso!

    Se gli USA svalutassero il loro cambio, si innescherebbe, con ogni probabilità, un circolo vizioso, per cui ciascun paese reagirebbe svalutando la propria valuta, di fatto cercando di annullare le ripercussioni negative che subirebbe la propria economia da un dollaro debole.

    Ma aldilà dello scenario apocalittico che una guerra valutaria aprirebbe sui mercati mondiali, con conseguente instabilità finanziaria e addio alla ripresa, Mr. Obama è poi cosi convinto che un dollaro debole aiuterebbe la sua economia.

    Dunque, in sintesi qualche riflessione. Un dollaro svalutato aiuterebbe (forse) dopo alcuni mesi l’export delle merci americane, ma la bilancia commerciale subirebbe un immediato profondo rosso, per effetto del nuovo valore di cambio; nel breve periodo, cioè, la bilancia commerciale addirittura peggiorerebbe, se poi gli altri paesi, tra cui l’Europa, reagirebbero con una contro-svalutazione, il risultato sarebbe un buco nell’acqua, e forse un crollo dell’interscambio.

    Secondo punto: gli USA rischierebbero una grave fase di inflazione, sorta dal combinato disposto di tassi zero e dollaro svalutato. Ciò danneggerebbe proprio la competitività delle sue merci, nel medio-lungo termine.

    Terzo punto: con un dollaro debole e un’inflazione in salita, gli USA avrebbero difficoltà a trovare acquirenti per i propri titoli finanziari, sia privati che pubblici. E gli americani, solo per restare nel settore pubblico, hanno collocato ben 4 mila miliardi di dollaro all’estero, di cui solo i cinesi ne posseggono circa 800 miliardi.

    Un crollo della fiducia verso la stabilità della valuta americana sarebbe un disastro cosmico!

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