Il bello, il brutto e il cattivo

Motogp, Malesia. Ho sperato che quel secondo posto di Valentino Rossi ottenuto nelle qualifiche, diventasse una prima posizione al termine della gara. Ci speravo perché nel 2010 Rossi era riuscito a vincere al suo rientro, perché nonostante ha vinto nove campionati del mondo dimostra un’umiltà unica, ma soprattutto speravo che sul quel gradino più alto del podio portasse lui, il Sic.
La gara non è andata così, Valentino ha tagliato il traguardo in quarta posizione, distaccato di poco dal suo compagno in Yamaha, Jorge Lorenzo e non distante da Pedrosa e Marquez, dominatori di giornata. Quando nel giro di rientro ha portato con sé la bandiera con il numero #58, i brividi hanno attraversato il mio corpo, la pelle è diventata una grattugia e gli occhi si sono inumiditi.

Sono le corse, the show must go on, lo so ma concedetemi questa breve digressione che anima un appassionato di moto.
Passiamo alla gara, parliamo delle imprese del trio delle meraviglie che passano le gare, si scambiano le posizioni, ma l’unico inno a suonare è sempre lo stesso, quello spagnolo.

Il bello
Pedrosa la meritava questa vittoria, lui che è stato sfortunato ad Aragon con quella caduta causata da un cavetto tranciato di due euro. Nonostante i dolori fisici ha stretto i denti, grande partenza, gran ritmo e quando il minuto spagnolo va in fuga difficilmente non torna a casa con il bottino pieno. Bravo!

Il brutto
Che la Yamaha non sia all’altezza della Honda sembra cosa ovvia e scontata, ma un Lorenzo che “stecca” le qualifiche e arriva terzo in gara non è da lui.
Bello il duello col giovane Marquez tenuto dietro con una bella e “cazzuta” sportellata ma Marc si diverte in queste condizioni e la sua Honda è una spanna sopra la casa dei tre diapason. Lorenzo ha perso, il mondiale è andato, Jorge lo sa bene ma venderà cara la pelle in queste ultime gare.

Il cattivo
Gli hanno dato un altro punto di penalizzazione per il contatto avvenuto con Pedrosa, suo teammate ad Aragon, gli hanno detto di guidare più tranquillo, l’hanno minacciato di farlo partire in ultima posizione, risultato Marquez ha sorriso come solo lui sa fare, ha chiuso la visiera del casco e ha impressionato tutti in pista. Se non fosse stato per le “scaramucce” con Lorenzo che hanno fatto scappare Pedrosa, Marc si sarebbe giocato l’ennesima vittoria. Uno squalo affamato di vittorie, un cecchino che ha come unico scopo quello di colpire qualsiasi avversario gli si presenti davanti. La sua mente, volendo usare una metafora, è come quella di “terminator” invece di usare le armi da fuoco usa il suo immenso talento che lo porta a essere incredibilmente spettacolare in pista e contemporaneamente micidiale nei risultati.
Tutti credono che Marc Marquez sia troppo sopra le righe, forse pochi hanno capito che oggi la “testa” l’ha usata fin troppo bene e a vent’anni si appresta a vincere il mondiale della Motogp nell’anno del suo debutto.

Cosa posso dirvi? Meditate gente, meditate.

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