Il Brunei approva la legge sulla lapidazione per omosessuali e adulteri

Sultano del Brunei
Sultano del Brunei | Foto EPA

Dal Brunei arriva una notizia scioccante, una di quelle che ci riporta indietro di moltissimi anni: dalla prossima settimana, e più precisamente dal 3 aprile, gli omosessuali e gli adulteri residenti in Brunei rischieranno la lapidazione. Il piccolo Stato islamico ha difatti introdotto una norma che si rifà al Corano e che di fatto introduce una pena di morte, con annessa tortura, per tutti coloro i quali verranno considerati appunto omosessuali o adulteri.

Dalla prossima settimana in Brunei entrerà in vigore una delle norme più discusse a livello mondiale ma al contempo una delle norme più desiderate dai fanatici della Sharia. Già, perché questo pacchetto di norme riguarda non solo i gay e gli adulteri, ma anche i ladri: per loro, per esempio, verrà prevista l’amputazione di una mano e di un piede, perché questo è quanto prevede la Sharia in caso di furto.

Il Brunei è un piccolo stato del Sud Est Asiatico; uno di quelli che negli ultimi anni si è spostato sempre più verso una forma estremamente conservatrice di Islam. Nel 2014 il sultano del Brunei, che per inciso è uno dei leader più ricchi del mondo con un patrimonio personale stimato in circa 20 miliardi di dollari, ha annunciato l’intenzione di far diventare il “suo” stato una perfetta culla della Sharia islamica. L’alcol per esempio è già vietato in tutto il territorio nazionale, e sono persino previste multe e condanne per quanti non si recano alla preghiera del venerdì.

In tutto il mondo intanto si stanno moltiplicando gli appelli affinché il Brunei faccia non uno, ma due passi indietro. Amnesty International, relativamente a questo aggiornamento del codice penale, ha parlato di sanzioni “profondamente sbagliate”. Alcune norme, ha denunciato la ong, non dovrebbero neppure essere considerati reati, “come per esempio i rapporti consensuali tra persone adulte dello stesso sesso”.

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