Il cielo d’Irlanda è pieno di nubi

    Al vertice dell’Ecofin di ieri, il piatto forte è stato quello irlandese. Ma non si è trattato di una prelibatezza offerta ai commensali, giunti da ogni parte dell’Europa, bensì un boccone amaro, una pillola difficile da digerire per i 27 della uE.

    In effetti, l’Irlanda continua la recita di chi dice che ce la farà senza aiuti, ma nei fatti le trattative per salvare la sua economia continuano, e su più tavoli.

    Due le proposte che ieri si sono palesate: un piano di aiuti di 80-100 miliardi di euro, per salvare l’economia irlandese, più 45 miliardi per le banche; l’altro piano, invece, prevede aiuti diretti solo alle banche, di concerto tra Fmi, BCE, UE e Gran Bretagna.

    Già, la Gran Bretagna. In questa occasione, come raramente accade per i freddi sudditi di Sua Maestà, gli inglesi si sono precipitati ad aiutare i fratelli irlandesi, ma la solidarietà tra i popoli e la vicinanza geografica tra i due Paesi ha poco a che fare con la realtà.

    Le banche inglesi sono le prime esposte verso quelle irlandesi (oltre 22 miliardi). Se fallisce l’Irlanda, la Gran Bretagna balla. E in un periodo di forte crisi di debito, che il governo di Cameron sta affrontando con determinata austerità, questa ipotesi sarebbe una sciagura per il Paese.

    Ma le resistenze agli aiuti continuano. Il presidente dell’Ecofin, il ministro belga Idier Reynders ha dichiarato che l’Irlanda potrebbe farcela da sola; più netta la posizione del cancelliere tedesco Angela Merkel, per cui è giunto il momento che anche gli investitori privati paghino per i loro errori. Peccato che tra loro ci siano le banche tedesche, le seconde più esposte dopo quelle inglesi.

    Certo, il principio è sacrosanto. Se chi sbaglia, non paga mai, ma anzi a pagare è il contribuente, i mercati finanziari verranno condotti per mano verso nuove forme più aggressive di irresponsabilità. 

    Ma servirebbe il coraggio di far fallire una banca. O pure uno stato!

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