Il codice etico di Prandelli è uguale per tutti?

In tutti gli ambiti della vita ognuno di noi è costretto a rispettare delle regole, più o meno condivisibili, per non incorrere in comportamenti sanzionabili. Il codice etico, istituito da Prandelli per regolare i comportamenti dei calciatori della nazionale italiana sembra essere un eccezione a tutto ciò, vista la discrezionalità con cui viene impiegato e la diversità di valutazioni non sempre chiarite in modo adeguato dal Ct azzurro.

L’ultimo episodio in ordine di tempo riguarda la convocazione di Mario Balotelli per le sfide contro Armenia e Danimarca, successiva alla squalifica di tre turni rimediata dal bomber bresciano per le proteste e le offese rivolte all’arbitro nel post partita di Milan-Napoli. Alla luce della gravità dell’episodio tutti si sarebbero aspettati l’esclusione del milanista, ma con un colpo di scena Prandelli ha deciso di soprassedere e di convocarlo, rilasciando poi una dichiarazione al Tg1 delle 20: “Balotelli ha scontato la squalifica, non convocarlo sarebbe una punizione aggiuntiva alla punizione“.

Codice etico e Balotelli è un accostamento non nuovo, anzi. Già altre volte l’attaccante del Milan è stato protagonista di episodi controversi, che avrebbero dovuto far scattare automaticamente la non convocazione, ma poi per un motivo o per un altro la sanzione non è quasi mai stata applicata (unica eccezione l’esclusione per un’amichevole con gli Usa, dopo un calcione in petto rifilato ad un avversario della Dinamo Kiev ai tempi del City). Basti pensare alla chiamata per la Confederations cup dopo gli insulti rivolti a un guardalinee dopo Fiorentina Milan o, tornando in indietro a quando Mario militava in Inghilterra, alla brutta scarpata con cui colpì Scott Parker in una partita contro il Tottenham nel gennaio del 2012.

Dopo l’ultimo episodio sembra proprio che il buon Prandelli abbia scelto di convocare Balotelli a prescindere, senza più prestare attenzione all’aspetto comportamentale del calciatore e andando anche contro le idee del Milan e del suo tecnico Allegri che, diversamente dal commissario tecnico azzurro, ha stigmatizzato l’atteggiamento del suo campione in maniera decisa: “Balotelli ha 23 anni, non è più un bambino e deve crescere: Mario è un giocatore di livello mondiale, rappresenta la nazionale italiana e deve avere comportamenti adeguati a un campione“.

La situazione è ancora più paradossale se si tiene conto della puntualità con cui altri calciatori sono stati esclusi dai convocati per comportamenti simili, forse anche di minore gravità. L’ultimo della lista è stato Osvaldo, escluso dai 23 da portare alla Confederation Cup in Brasile dopo le polemiche con il suo allenatore alla Roma, Andreazzoli, successive al derby di Coppa Italia perso (rese pubbliche con il tweet in basso).

Altri casi di esclusioni eccellenti riguardano De Rossi e Buffon, mentre Bonucci fu convocato agli Europei del 2012 dopo il coinvolgimento nella bufera calcioscommesse a differenza di Criscito, che invece rimase a casa, senza capire il motivo per cui lo juventino fosse stato chiamato e lui no.

Insomma, un codice etico applicato a discrezione di una persona rischia di provocare malumori tra i calciatori. Se davvero si vuole continuare a mantenere una linea di condotta coerente che regoli il loro comportamento bisogna mettere in conto anche esclusioni eccellenti. Altrimenti meglio dimenticare le buone maniere e pensare solo al campo.

Foto: www.zimbio.com

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