Il figlio non vuole entrare a scuola: lo investe con l’auto davanti a tutti

Tiffany Kosakowski

Un bambino di nove anni vivrà il resto della sua vita con dei gravi danni cerebrali dopo che la madre, in preda ad un raptus, lo ha investito proprio davanti l’ingresso della scuola. Per questa ragione Tiffany Kosakowski, 36enne residente a Belmont, nel Michigan, è stata condannata a un mese di carcere.

La donna, secondo la ricostruzione, avrebbe fatto scendere dall’auto il figlioletto e poi sarebbe partita di corsa facendo sbandare il mezzo da una parte all’altra della strada con il bambino, Julian, che terrorizzato rimaneva aggrappato alla maniglia della porta. Il bimbo pare sia riuscito a rimanere attaccato all’auto per circa 50 metri, quando è poi caduto a terra ed è finito sotto le ruote della macchina. La testa e il torace sono rimasti schiacciati dalla ruota posteriore del lato passeggero.

La donna, finita davanti al giudice, ha ammesso le sue colpe e quindi anche di aver “guidato in modo spericolato”. “Sono devastata per ciò che è successo”, ha aggiunto, “e so per certo che dovrò convivere con questo fatto per il resto della mia vita”. La 36enne, single e madre di due gemelli, ha anche detto: “Tutto ciò che mi interessa in questo momento è esserci per mio figlio e sostenerlo come ho sempre fatto”.

Lì per lì la testimonianza della donna dà adito ad un’interpretazione dei fatti che la vede come innocente, ma dalla ricostruzione sembra che la donna possa essere ritenuta tutt’altro che innocente per quanto capitatole al figlio. Il fatto è che la 36enne sapeva che il figlio stava ancora in piedi davanti alla porta del passeggero quando lei ha premuto sull’acceleratore. “L’imputata – si legge in un atto del tribunale – ha guidato consapevolmente il veicolo in quel modo e lo ha fatto per causare gravi lesioni fisiche al figlio”.

Pare infatti che il bimbo non volesse entrare a scuola e che la madre, per dargli una lezione, lo avesse voluto spaventare con quel folle gesto. Peccato però che la conseguenza di quella scelta si sia trasformata anche in un qualcosa di fisico, oltre che di psicologico.

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