Il futuro del Governo Letta si gioca sui temi economici

I numeri del Governo Letta ricordano terribilmente il secondo Governo Prodi: una manciata di voti di sopravvivenza al Senato, 173 contro i 161 richiesti dal quorum. È tutta qui la difficoltà di un Esecutivo che ha promesso di rivoluzionare l’Italia in 18 mesi, o meglio nei restanti 11 mesi, visto che il countdown comincia della nascita del Governo nella tarda primavera di quest’anno. Un Governo “just in time” come da crono-programma del premier.

Portata a casa la Legge di stabilità, si parte subito con le Riforme costituzionali. Il primo nodo, che sarà affrontato prima di Natale, è l’abolizione – in Costituzione – delle Province, altrimenti ci si ritroverà alle urne in Primavera. Un atto, ad onor del vero, che potrebbe anche ottenere qualche voto in più durante l’iter parlamentare. Anche le opposizioni, infatti, sono concordi su questa riforma. Dopo, però, si naviga a vista.

Rimanendo in ambito di Riforme istituzionali, Letta ha parlato di Legge elettorale e fine del bicameralismo paritario o perfetto, se si preferisce. Anche in questo caso, più che all’Esecutivo l’eventuale impasse sarà tutta colpa del Parlamento. Certo, con il passaggio quasi certo alla Camera della discussione sulla Legge elettorale – di stampo maggioritario che garantisca il bipolarismo – la data del 25 maggio indicata dal neo segretario del Pd, Matteo Renzi, potrebbe essere rispettata. Anche se la trappola, ufficializzata proprio oggi da Silvio Berlusconi, è dietro l’angolo. Il Cavaliere ha dichiarato ad una radio francese che si deve andare a votare in concomitanza con le Europee di maggio. Se uno più uno fa due, il rischio che l’Esecutivo salti per quella data, potrebbe andar bene anche allo stesso Renzi. Idem, ovviamente, per il Movimento 5 Stelle.

E allora quali sono le riforme sulle quali il Governo sarà il primo e l’unico responsabile? Quelle in campo economico. Il Premier Letta ha promesso una riforma degli ammortizzatori sociali, l’abbattimento del costo del lavoro, la riduzione delle tariffe assicurative, l’ingresso dei lavoratori nell’azionariato di aziende pubbliche come Poste e nuove risorse per istruzione, scuola e ricerca. Il prossimo Cdm, poi, varerà “Destinazione Italia”, una misura per favorire gli investimenti esteri e che, oltre ad un credito di imposta per la ricerca e a fondi per la digitalizzazione delle Pmi, conterrà una riduzione dei costi dell’energia, con un alleggerimento delle bollette da 600 milioni. Tutto fattibile, secondo il numero uno di Palazzo Chigi. Ma le risorse e le coperture? La crescita economica dovrebbe garantirle, almeno nelle intenzioni di Letta.

Su questo aspetto si misurerà realmente la durata del Governo. Soprattutto se la Legge elettorale, il vero nodo dirimente per le eventuali elezioni anticipate, troverà un approdo extra-maggioranza, con Forza Italia e Movimento 5 Stelle, che per una volta faranno il tifo affinché il Parlamento lavori alacremente.

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