Il mondo dice “addio” ad Alberto Bevilacqua

Alberto Bevilacqua nato a Parma nel 1934, è morto stamattina presso la clinica Villa Mafalda di Roma, dove era ricoverato dal 26 gennaio scorso per complicazioni di uno scompenso cardiaco che lo aveva colpito nell’ottobre del 2012.

Ci lascia un uomo poliedrico, scrittore, regista, sceneggiatore, nonchè poeta e giornalista. La completezza della sua profonda anima artistica ci ha regalato opere come La Califfa” (1964) ed il film “Questa specie di amore”,vincitore del David di Donatello e tratto dal suo omonimo romanzo. Alberto Bevilacqua ha saputo coinvolgere tutte le tipologie di pubblico, di tutte le estrazioni sociali, questa caratteristica lo ha portato ad ottenere numerosi riconoscimenti e premi , tra cui il Premio Bancarella nel 1972 per il romanzo “Un viaggio misterioso”. Nel 2010 è stato celebrato dai Meridiani, con l’uscita di un volume, raccolta dei suoi maggiori successi.

E’ morto uno scrittore di grande personalità, che nel suo passato è entrato in contatto, anche con legami di profonda amicizia con alcuni dei massimi autori dell’età contemporanea quali Marquèz, Sciascia e Borges, sucitando in essi ammirazione e coinvolgimento poetico. Innovatore del linguaggio lirico, Alberto Bevilacqua ha saputo inserire in un contensto “per pochi” elementi grotteschi, rendendo i suoi scritti “fuori dal tempo”, per citare le parole di Eugène Ionesco.Le sue storie con protagonisti grandi personaggi femminili, faranno da filo conduttore nella maggior parte della sua produzione letteraria, esattamente in un momento storico nel quale i movimenti femministi rivendicano la parità dei sessi, Alberto scrive di donne che amano, ma forti e fiere nella loro dignità personale.

In conclusione di questo umile omaggio alla memoria del grande Alberto , è oppurtuna una frase di Borges, che in poche righe ha saputo dipingere perfettamente quest’autore nella miriade delle sue sfaccettature :” Nella poesia di Bevilacqua è espressa con forza la manifestazione massima del mistero dell’uomo: il potere e l’attesa di essere stupiti.
Lo stupore, in questa poesia, allontana la paura della morte, anche quando la esorcizza evocandola “Le apparizioni del Centauro”… Credo che Bevilacqua non abbia mai tagliato il cordone ombelicale col suo prediletto Ariosto.”

Buon viaggio Alberto, mi piace pensare che ovunque andrai finalmente conoscerai i personaggi del passato che tanto amavi e che tanto ti hanno inspirato.

 

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