Il viaggio sfortunato della fiaccola olimpica

Per fortuna non si hanno notizie di una Russia molto superstiziosa altrimenti si rischierebbero chili di sale gettati sul ghiaccio e sulla neve in vista dell’inaugurazione dell’Olimpiade invernale di Sochi. E’ da quando è stata accesa sul Monte Olimpo, nella madre patria Grecia, che non sembra aver pace il tragitto della fiaccola olimpica.

L’ultimo colpo inferto nel suo tragitto ha avuto risvolti tragici con la morte del tedoforo Vadim Gorbenko. Il 73enne, allenatore di lotta greco-romana, si è accasciato al suolo, stroncato da un infarto, nella città siberiana di Kurgan, a 1.700 chilometri da Mosca. Dopo aver percorso il suo tratto di strada con in mano la fiaccola olimpica, Gorbenko si è fermato tra i giornalisti per l’intervista di rito. Ma non è riuscito a rispondere neppure alla prima domanda che è caduto pesantemente in terra, colpito da un attacco cardiaco. Vani tutti i soccorsi per tentare di salvargli la vita, il 73enne è deceduto sul colpo.

In Russia si inizia a diffondere la voce di una vera e propria maledizione in vista del 7 febbraio, giorno inaugurale della XXII edizione dei Giochi olimpici invernali. Si dirà che sono normali alcuni inconvenienti nel corso dei 65mila chilometri di viaggio della fiaccola verso il braciere olimpico. Del resto, Vladimir Putin – insieme al Comitato olimpico russo – ha deciso di fare le cose in grande, tanto da aver spedito la fiaccola anche nello spazio ed immersa nelle gelide acque siberiane. Ma i piccoli colpi di sfortuna iniziano ad essere numerosi.

Se il buongiorno si vede dal mattino, non si può non partire dal primo tratto del tragitto della fiaccola. Nella splendida cornice della Piazza Rossa, davanti al Cremlino, Putin aveva sì acceso il braciere con il “sacro fuoco” arrivato da Olimpia, ma subito al primo tedoforo, l’ex nuotatore Shavarsh Karapetyan, la fiaccola si era spenta. E, grazie ad un ben poco “sacro” accendino, si era provveduto a riaccenderla in tutta fretta, fra l’ilarità generale dei presenti. Il comitato organizzatore si era affrettato a minimizzare l’accaduto, tanto più visto che non si trattava di una premiere assoluta nella lunga storia olimpica. Sul banco degli imputati è finita, dunque, una valvola difettosa che non si era aperta completamente. Sarà come sarà, ma da quel giorno ad oggi, la fiamma olimpica si è spenta altre 43 volte.

E c’è stato di peggio. Ad Ekaterinenburg, luogo infausto della storia dove c’è stata la fucilazione dell’ultimo zar e della sua famiglia nel corso della Rivoluzione d’Ottobre, ad un tedoforo è andato a fuoco il colbacco. A Kostroma, un altro sventurato tedoforo si è ustionato le mani. Ad una ragazza, rimasta sconosciuta, la torcia è esplosa nelle mani. Sempre in Siberia, ad Abakan, Piotr Makarchak, atleta del bob russo, è divenuto una torcia umana, per sua fortuna subito spento con poche conseguenze fisiche.

I blogger russi si stanno letteralmente scatenando su Twitter con cinguettii ironici prendendo spunto da questi accadimenti per attaccare Putin e le sue politiche repressive in materia di diritti civili. Evidenziando come i grandi del Mondo, ultimo in ordine di tempo il presidente francese Hollande, abbiano annunciato che non saranno presenti il giorno dell’inaugurazione dei Giochi.

Un duro colpo per lo Zar Putin che rischia di scottarsi in Patria e all’Estero.

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