In arrivo un documentario sulla vita di Elliott Smith

Searching for Elliott Smith, diretto da Gil Reyes, è un documentario sulla vita di Elliott Smith, il cantautore americano morto suicida nel 2003. Il film è stato presentato a vari festival dedicati al cinema indipendente ed ha recentemente ricevuto la menzione d’onore nella sezione documentari al Los Angeles New Wave International Film Festival. Tra gli ospiti intervistati da Reyes il regista Gus van Sant, i musicisti della scena di Portland Mary Lou Lord e Tony Lash, e la ragazza di Smith, Jennifer Chiba, che era con lui la notte in cui fu ritrovato con un coltello infilato nel costato.

Il film vuole offrire un ritratto a tutto tondo di Smith, dagli inizi sulla piccola etichetta indipendente Kill Rock Stars fino al successo di fine anni ’90, culminato nella sua esibizione alla notte degli Oscar del ’97. In mezzo si parla anche dell’infanzia difficile di Smith, dei suoi noti problemi con la droga e della sua depressione, cercando anche di chiarire il mistero che avvolge la scomparsa del cantautore di Portland, uno degli interpreti più dotati della sua generazione.

Con soli tre album incisi con un impianto di registrazione rudimentale, pubblicati tra il 1994 e il 1997, Elliott Smith, fino a quel punto frontman della rock band Heatmiser, si affermò come creatore di melodie raffinate, spesso suonate con il solo aiuto della sua chitarra acustica. La svolta avvenne nel 1997, quando, dopo l’uscita del terzo disco Either/Or, il regista Gus van Sant (già affermato per film come Drugstore Cowboy, Belli e dannati e Da morire) lo chiamò per la colonna sonora del film Good Will Hunting (in Italia Will Hunting – Genio Ribelle). Le sue canzoni, pervase da una forte malinconia e da un pessimismo pressoché senza via di uscita, furono apprezzate come accompagnamento ideale per alcune scene del film, tanto che la sua Miss Misery ricevette una nomination all’Oscar come migliore canzone originale.

Da quel punto in avanti la carriera di Smith sembrava essere in discesa: un contratto con la major Dreamworks gli assicurò la possibilità di poter finalmente realizzare in studio i complessi arrangiamenti che avrebbe sempre desiderato per le sue canzoni, mentre il numero dei suoi fan aumentò in maniera considerevole, sulla scia della maggiore esposizione mediatica. Ma dopo altri due album di raffinato pop orchestrale (XO del 1998 e Figure 8 del 2000), la sua ispirazione sembrò fermarsi: vittima di una pesante depressione e più volte ricaduto nella dipendenza da eroina, non riuscì mai a completare l’album From a basement on the hill, che avrebbe dovuto rappresentare la sua consacrazione.

La sera del 21 Ottobre 2003, infatti, Elliott Smith fu trovato morto nel suo appartamento, con un coltello infilato nel petto. Le indagini della polizia, che in un primo tempo non avevano escluso la possibilità di un omicidio, in seguito seguirono la strada del suicidio, e il caso fu dichiarato chiuso. Di lui restano 5 dischi assolutamente fondamentali per chi ami la canzone americana, e numerose raccolte postume, compreso il suo disco incompiuto From a basement on the hill, completato dopo la sua morte dagli amici musicisti e produttori.

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