India, la cipolla fa piangere il governo

    Sembra una storia un pò incredibile, eppure quella della cipolla non è una leggenda metropolitana o un aneddoto sull’India, bensì l’indice di un Paese e di una cultura, che vivono in modo molto diverso da noi.

    In queste settimane, gli indiani sono alle prese con il rincaro del prezzo della cipolla, un alimento base per una popolazione, in cui ancora un quarto di essa vive sotto la soglia della povertà.

    E allora iniziano un pò ovunque i mugugni e i sintomi di rivolte, che stanno spaventando il governo di Nuova Dehli e il partito di maggioranza, il Congress Party, che teme addirittura ripercussioni elettorali negative.

    Da qui, l’ordine di eliminare il dazio alle importazioni di cipolle, sino ad ora del 7% e il divieto di esportare cipolle. Quest’ultimo avrebbe il beneficio di costringere tutti i produttori di cipolle a venderle sui mercati interni, tali da creare una spinta al ribasso del prezzo.

    Inoltre, due aziende produttrici statali hanno ricevuto l’ordine di vendere le cipolle a un prezzo politico, anche per determinare un calmieramento dei prezzi, esplosi fino a 70 rupie al Kg, circa 1,2o euro!

    Bisognerà ora attendere se gli effetti di una tale politica andranno nella direzione sperata dal governo e popolazione.

    Le importazioni stanno iniziando a marciare a pieno ritmo, dopo lo stop al dazio; bisogna vedere se il divieto di esportare cipolle si ripercuoterà in una maggiore offerta interna o in uno stop alla produzione del bene tanto amato dagli indiani.

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