#Invisibili, la nuova sfida di Twitteratura per vincere l’omologazione

Dopo #TweetQueneau, #LunaFalò, #Leucò, #Corsari e #PaesiTuoi, ora è la volta di #Invisibili. Questo il nome del nuovo progetto di Twitteratura che prevede la lettura e la riscrittura del romanzo di Italo CalvinoLe città invisibili“. L’idea, che ha preso il via il 23 settembre scorso e proseguirà fino al 16 novembre, vuole essere un pretesto per riflettere sul senso delle nostre città a partire da un testo che l’autore stesso considerava “ultimo poema d’amore alle città, nel momento in cui diventa sempre più difficile viverle come città”.

Attraverso Twitter e il vincolo formale dei centoquaranta caratteri le cinquantacinque città invisibili vengono lette, commentate e riscritte in cinquantacinque sessioni di un giorno di riscrittura, suddivise in 9 aree tematiche affidate a nove regioni #Invisibili.

La novità è l’idea di affidare ciascuno dei nove capitoli del romanzo a nove regioni #Invisibili, ognuna delle quali rappresenta una o più regioni italiane. Eccole: Emilia Romagna (capitolo I), Sardegna (capitolo II), Toscana e Umbria (capitolo III), Veneto, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia (capitolo IV), Lazio e Campania (capitolo V), Piemonte Valle d’Aosta e Liguria(capitolo VI), Lombardia (capitolo VII), Marche Abruzzo e Molise (capitolo VIII), Puglia Basilicata Calabria e Sicilia (capitolo IX).

Gli utenti di twitter di ognuna delle regioni #Invisibili devono scrivere gli starting tweet di ogni giornata, città per città e stimolare l’intera comunità di twitteratura.it durante la riscrittura per poi realizzare uno o più @hiTweetbook dedicati alle città #invisibli.

Abbiamo scelto di dedicarci a Calvino perché la comunità nata attorno ai progetti di twitteratura ce lo chiede a gran voce”, svelano Paolo Costa, Hassan Bogdan Pautàs e Pierluigi Vaccaneo, ideatori del “gioco di lettura e riscrittura”, come lo chiamano loro. Ma c’è di più. “Il mio libro in cui credo d’aver detto più cose resta Le città invisibili, perché ho potuto concentrare su un unico simbolo tute le mie riflessioni, le mie esperienze, le mie congetture”. Così Calvino in una delle sue Lezioni Americane, quella riservata all’Esattezza, parlava del suo lavoro combinatorio e aperto a interminate interpretazioni. La motivazione più profonda risiede nell’idea di letteratura, da loro condivisa e veicolata dallo scritto come “navigazione sulla superficie infinita delle possibilità”.

L’impressione è che la volontà di realizzare una twitteratura di Calvino chiudesse un cerchio iniziato ancora prima di dare il via al primo dei progetti dedicato all’OuLiPo dello scrittore francese Raymond Queneau, che fece avvicinare lo stesso Calvino alla letteratura potenziale, alla quale si giunge attraverso restrizioni che stimolino la creatività e l’ispirazione. La scommessa che accompagna la nascita di Twitteratura è indagare il rapporto potenziale tra Twitter e la letteratura e, dove questo si realizza, capire le dinamiche che lo regolano. Il viaggio è partito dalle “Lezioni americane” per provare a capire se quello che Calvino aveva affidato alla penna possa oggi trovare applicazione e profondità di significato nella letteratura disseminata nei caratteri di Twitter.

Leggerezza, rapidità, esattezza, visibilità, molteplicità. E consistenza, che non finì di scrivere. Sei proposte su cui fondare un linguaggio nuovo per proteggersi dai cambiamenti incombenti del nuovo millennio. La leggerezza in Twitter corrisponde alla capacità di miscelare l’intensità dei contenuti con una semplicità trasognante ma salvifica che Calvino aveva già intravisto nel rapporto informatico tra hardware e software: “è il software che comanda, che agisce sul mondo esterno e sulle macchine, le quali esistono solo in funzione del software […]. La seconda rivoluzione industriale non si presenta con immagini schiaccianti quali presse di laminatoi o colate d’acciaio, ma come i bits d’un flusso d’informazione che corre sui circuiti sotto forma d’impulsi elettronici”.

Lo stesso flusso di idee continuo, rapido, mai omogeneo, simultaneo, da fare “ondeggiar l’anima in una tale abbondanza di pensieri, che ella o non è capace di abbracciarle tutte, e pienamente ciascuna, o non ha tempo di restare in ozio, e priva di sensazioni”, descritto da Leopardi nello “Zibaldone“, è quello che ora ci seduce di Twitter, insieme al suo essere molteplice.

È un mondo fatto di incontri e scambi sullo stesso livello tra una varietà infinita di utenti di ogni professione e sapere che formano una tela sfaccettata per una visione plurima e aperta sul mondo, come Calvino immaginava essere la letteratura, avviata a diventare sin dai grandi romanzi del XX secolo un’enciclopedia aperta, non essendo più pensabile “una totalità che non sia potenziale, congetturale, plurima.” Una scrittura vincente nella civiltà delle immagini proprio per la sua capacità di evocare ininterrottamente visioni a occhi chiusi, che prendono forma dalle parole allineate su di un foglio bianco.

Il labor limae lessicale ci permette di pensare per immagini: occorre uno sforzo non indifferente per cercare e trovare i termini più appropriati, non approssimativi né casuali, insostituibili, gli unici in grado di sopravvivere nel mare di inconsistenza in cui il mondo lotta per stare a galla. “Viviamo sotto una pioggia ininterrotta d’immagini; […]immagini che in gran parte sono prive della necessità interna che dovrebbe caratterizzare ogni immagine, come ricchezza di significati possibili. Gran parte di questa nuvola d’immagini si dissolve immediatamente come i sogni che non lasciano traccia nella memoria.”

Su Twitter il significato delle parole è fondamentale per delimitare un argomento esprimendone in modo inequivocabile ed incisivo l’essenza che ne metta a fuoco una sola esatta immagine. Calvino provava un continuo senso di inadeguatezza per il suo stesso linguaggio che lo portò ad accanirsi sulle sue parole nel tentativo di opporre alla perdita di forma che constatava nella vita un’idea di letteratura.

A un mese dalla partenza, la partecipazione all’iniziativa, che arriva a novant’anni dalla nascita di Calvino è crescente. Grazie alla collaborazione di Blogmeter, che ha messo a disposizione la sua piattaforma di social listening per analizzare l’entità del fenomeno, è possibile riflettere sui primi numeri emersi.

Dall’inizio del gioco sono stati scritti oltre 41.000 messaggi fra tweet e retweet. Sono più di duemila gli autori unici, ovvero coloro che almeno una volta hanno voluto partecipare a questo esperimento letterario, condensando in 140 caratteri le loro riscritture del poliedrico testo. I partecipanti più assidui sono fin qui circa 400 e il loro numero è in continua crescita. Ne è scaturito un metatesto fatto di parafrasi, variazioni, commenti e libere interpretazioni. Tutto questo materiale viene poi “rimediato” dagli stessi utenti, che realizzano delle raccolte dei tweet con la piattaforma editoriale @hiTweetbook, da un anno partner di Twitteratura.

Una media di oltre 1.800 messaggi al giorno, con il picco più alto, pari a 3.200 citazioni, registrato il 23 settembre. L’hashtag #invisibili è divenuto un trending topic di Twitter per l’Italia molte volte nell’arco di tre settimane, trascinando con sé molti altri termini. Per esempio dal 23 settembre a oggi il termine “città” è comparso su Twitter 7.599 volte, nel 94% dei casi associato proprio a #invisibili, mentre il termine “donna” appare associato all’hashtag 1.510 volte. Ancora più popolare il termine “sogno”, seguito da “occhi”, “memoria” e “desideri”. Interessante notare come siano donne le riscrittrici più retwittate e menzionate di #invisibili.

Calvino ci ha servito un’arma contro l’omologazione. Non dobbiamo fare altro che mettere un po’ del nostro io nelle infinite sfumature della realtà per poi ricomporlo e trovarne il senso. Twitter non è forse un luogo in cui possa nascere della letteratura ma un metatesto in fieri sì, che fornisca a chi lo legge e lo crea un numero potenzialmente infinito di immagini che sgusciano fuori da un testo già esistente.

Una struttura sfaccettata in cui ogni breve testo sta vicino ad altri in una successione che non implica una consequenzialità o una gerarchia ma una rete entro la quale si possono tracciare molteplici percorsi e ricavare conclusioni plurime e ramificate“. Questo sono “Le città invisibili” e questo oggi #Invisibili prova a fare.

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