Inzaghi, la ‘primavera’ di un futuro protagonista delle panchine

Nel calcio spesso si dice che i grandi attaccanti, dopo aver appeso le scarpette al chiodo, difficilmente hanno le qualità per diventare grandi allenatori. Il ruolo che si ricopriva in campo però conta relativamente, soprattutto se si ha a che fare con uno come Pippo Inzaghi, abituato a ribaltare le convinzioni altrui sin da quando ha messo piede su un campo di calcio. Quando nel 2012 il Milan gli ha offerto la panchina degli Allievi Nazionali, non tutti avrebbero scommesso sulla sua capacità di dirigere un gruppo di ragazzi. Inzaghi invece è riuscito, grazie al suo spessore umano e alla meticolosità del suo modo di fare, a portare la squadra alle soglie della finale scudetto. Quel risultato è stato solo il preludio alla fantastica stagione 2013/2014, in cui ha guidato la formazione primavera dei rossoneri in trionfo dopo tanti anni (13, per la precisione) di vacche magre. L’uomo sempre decisivo nelle partite importanti non ha deluso nemmeno in panchina.

Già da calciatore molti avevano dubbi sulle sue possibilità di successo: troppo scarso tecnicamente, non ha tiro, è troppo magro, queste ed altre le critiche che venivano fatte al giovane Inzaghi, senza tener conto della fame insaziabile di goal e del suo istinto da killer dell’area di rigore. La sua straordinaria carriera, i campionati vinti, il mondiale del 2006 e i trionfi in Europa con il Milan hanno dimostrato tutta la tenacia e la voglia di vincere, così come il suo recupero miracoloso dopo una serie di infortuni che hanno rischiato per sempre di compromettergli la carriera.

Una volta arrivato in panchina, uno così dove può arrivare? Viste le premesse verrebbe da utilizzare una frase cara agli americani: “Sky is the limit“. L’ambizione di certo non manca, la voglia di vincere è sempre la stessa, tanto che già a gennaio il Sassuolo del patron Squinzi ha provato a convincerlo a fare il terzo salto di categoria in due anni. Inzaghi però ha preferito portare a termine la stagione con i suoi ragazzi, e alla fine come sempre ha avuto ragione lui. Galliani se lo coccola, Seedorf non può dormire sonni tranquilli con uno così alle spalle. Pippo per ora rimane in Primavera (a meno di offerte indecenti), ma qualora fosse chiamato in causa di certo non si tirerebbe indietro. Perché quelli come lui non conoscono la paura, calcisticamente parlando.

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