Italia e Giappone, un mix che funziona

L’importazione di modelli tecnologici ha reso il Giappone uno degli Stati più all’avanguardia nel campo scientifico e tecnologico. Basti pensare alle case automobilistiche e motociclistiche che in Italia sbaragliano il mercato dei motori, tanto che ogni prodotto che venga dal Sol Levante è sinonimo di potenza e modernità. Ma ultimamente i nipponici sembrano avere acquisito altre passioni, altri talenti; per restare in tema, proprio la marca Honda simboleggia la pluralità di tecniche made in Japan, poiché oltre ad essere la più importante azienda costruttrice nel campo dei motori, è anche il nome stampato in coppia col numero 10 di una certa divisa rossonera.

Il neo acquisto del Milan è solo l’ultimo caso della Nippo-Mania calcistica che sta dilagando in Italia da qualche tempo. Da quando Alberto Zaccheroni è diventato CT del Giappone nel 2010, non ha mai smesso di elencare pregi e qualità del suo organico; un comportamento normale per un commissario tecnico, ovvio, ma l’enfasi e la gioia con cui Zac ha messo le radici nella terra dell’imperatore Akihito, fanno pensare a come le sue parole di lode siano veritiere: “Il mio Giappone è pieno di top-player. Honda era da tempo pronto per una grande squadra”. Ma la tradizione nipponica in Serie A non è del tutto esaltante. C’è chi ha lasciato il segno, e chi è diventato una mascotte. Come Kazuyoshi Miura, che con la classe della Miura a 4 ruote condivideva ben poco: arrivato al Genoa con una grande fama, se ne ritorna in patria dopo aver siglato un gol in 21 partite, tra l’altro nel derby con la Samp.

Il secondo giapponese nella storia della Serie A, è invece uno che ha lasciato il segno: Hidetoshi Nakata, la scoperta di Gaucci nel Perugia del ’98. Oltre a fare le fortune della squadra umbra, ha vinto da protagonista una Coppa Italia con il Parma, ma sopratutto uno scudetto con la Roma nel 2001. Quasi nello stesso periodo, approda alla Reggina Shunsuke Nakamura, che già godeva di grande stima in Giappone e che in Italia è ricordato per la sua classe e per le splendide punizioni.

Chi invece ha avuto così poca fortuna da non meritarsi nemmeno una piccola biografia su Wikipedia, è Hiroshi Nanami, che ha giocato nel Venezia nel 99/2000. Discontinua invece la carriera di Takayuki Morimoto nel Catania e nel Novara, ma si porta dietro 19 gol nel nostro campionato (di cui 5 solo alla Roma). 0 gol in 43 presenze li ha fatti invece Atsushi Yanagisawa che dal 2003 al 2005 ha vestito tristemente le maglie di Messina e Sampdoria. Un buon impatto lo ha avuto invece Yuto Nagatomo, che l’Inter ha prelevato dal Cesena nel Gennaio 2011: già 4 gol quest’anno, ma sopratutto la maglia da titolare assicurata. Nel gruppone del sol levante, oltre il già citato Honda, potrebbe aggiungersi Yoichiro Kakitani visto l’interessa della Fiorentina, che proverà ad acquistarlo per Gennaio.

Insomma, la Nippo-Mania si è diffusa davvero a tutti, tanto che è arrivata anche la benedizione di Serse Cosmi: “I calciatori giapponesi sono atleti speciali, dotati di una professionalità fuori dal comune”. Aspettando le magie di Honda, intanto, meglio seguire con più attenzione la J-League.

Ricerca personalizzata