Italicum, arriva lo stop della Lega alla proposta di legge elettorale

A due giorni dall’accordo sulla nuova legge elettorale scaturito dall’intesa tra Renzi e Berlusconi, dopo i fermenti in casa Pd con le dimissioni di Gianni Cuperlo da presidente del partito, un’altra voce fuori dal coro si pone d’ostacolo al percorso parlamentare che nei prossimi mesi dovrebbe garantire le nuove riforme.

Molti i partiti minori che si sentono esclusi dalla posta in gioco a causa dello sbarramento al 5%. Non ultima la Lega, che fa sapere di non essere disponibile ad alcuna votazione favorevole in Parlamento qualora non si modifichino determinati aspetti della legge elettorale.

Un partito a vocazione prettamente territoriale, che ha come bacino di voti esclusivamente le regioni del Nord, non può che temere di non riuscire a raggiungere il quorum a livello nazionale. Ecco quindi Salvini e i suoi mettere paletti a Berlusconi , affinché una deroga permetta di far entrare in Parlamento anche quei partiti che, pur non raggiungendo la soglia minima a livello totale, riescano a raggiungere un determinato risultato in almeno 2-3 regioni.

Scatta dunque l’urgenza di un decreto “salva Lega”, che di fatto costringe Forza Italia a rivedere l’accordo con Renzi per non rischiare di rimanere priva dell’alleato leghista nella corsa al premio di maggioranza. Numerose le proteste da parte degli altri partiti, Scelta Civica di Casini e Monti in primis, già uscita malconcia dalle ultime elezioni, ora non beneficerebbe in alcun modo di questa deroga poiché al contrario del partito di Salvini, non può contare su un “fortino” in determinate regioni. Discorso analogo per Sel, seppur in questo caso appaia sempre più vicina la possibilità di confluire nel Pd.

E proprio dal Partito Democratico, logorato dalle correnti interne antagoniste al segretario, si alzano pochi commenti: la maggioranza dei parlamentari eletti alle ultime elezioni provengono dall’area bersaniana. Non resta che vedere se Renzi riuscirà a ricomporre un dialogo con questi ultimi, o se invece gli giocheranno brutti scherzi, magari proprio a partire dal rifiuto di votare un decreto per salvare la Lega.

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