Kobe Bryant, qualcosa è cambiato

La parata delle stelle Nba di febbraio a New Orleans potrebbe non essere guidata dal capobanda. Kobe Bryant, bloccato da problemi fisici, ha chiesto, con un accorato appello ai propri sostenitori, di non essere votato: attualmente il 24 gialloviola sarebbe parte integrante della rappresentativa della Western Conference con un quantitativo esorbitante di preferenze , ma il suo stato di salute risulta ostacolo non sormontabile.

Democrazia allo stato puro: il popolo vota chi debba far parte dello starting five delle due conference nella gara-esibizione domenicale dell’All Star Weekend. I tifosi non si curano di statistiche, prestazioni, giocate spettacolari: scelgono per motivi di cuore. Come dar torto ai milioni di appassionati che ambiscono ad uno spettacolo unico, il meglio che possa essere offerto dal basket americano. 2 squadre, i migliori delle due rive del Mississippi riuniti in roster da sogno, il meglio su piazza, per contendersi un premio dal modesto valore celebrativo ma di grande impatto simbolico.

Negli anni non sono mancati situazioni surreali con giocatori scelti a furor di popolo ma fuori contesto. L’intero popolo cinese votò per anni Yao Ming lungodegente delle sale mediche texane, costretto a ritirarsi causa continui guai fisici che ne hanno interrotto prematuramente la carriera: evidentemente ai fans asiatici questo poco importava. Come non dimenticare la mole di preferenze dirette a Iverson e Tracy McGrady, che nella fase calante della loro epopea Nba, non riuscivano a trovare spazio nelle rispettive squadre, per scelte tecniche o calamità fisiche.

C’è chi farebbe carte false per far parte della notte più patinata che il basket statunitense possa offrire; c’è chi, come Kobe Bryant, ha lanciato un chiarissimo messaggio: “non votatemi”. Gli infortuni in sequenza lo hanno segnato, è indubbio. Qualsiasi addetto ai lavori o semplice amante della palla a spicchi avrebbe giurato che il Mamba fosse pronto a tutto pur di tornare al più presto ed esibirsi nella partita delle stelle. Evidente che qualcosa stia cambiando: tutti conoscono la vorace passione per il gioco del 24 e, una simile richiesta, non può non far riflettere. Il suo tweet post infortunio aveva fatto ben sperare tutti per l’ennesimo miracolo sportivo: il grido di una leggenda vivente che non vuole arrendersi a questo sfortunata chiusura di carriera.

Un giocatore affamato di gloria, un uomo che ha fatto dell’ardore agonistico il suo marchio di fabbrica indiscutibile, onnivoro e affamato di competizione con compagni e avversari. Il solo accostabile a Jordan per determinazione e non curanza di limiti fisici ed anagrafici. I segni del tempo e dei tanti infortuni subiti, sempre celati, non possono non aver influito sulla sua presa di posizione: “largo ai giovani” è il motivo ufficioso della sua richiesta. Una presa di posizione rispettabile, quasi dovuta, ma sospetta.

Kobe Bryant non rinuncerebbe mai ad una partita, neanche fosse d’allenamento, e le perplessità sulla sua reale condizione fisica aumentano. Ha nascosto dietro il suo enigmatico sorriso ogni problema, qualsiasi difficoltà. Sorride poco ultimamente il Mamba: i tifosi dei Lakers ancora meno. Impossibile decifrare cosa passi realmente nella testa del 24 gialloviola. Che qualcosa stia cambiando appare evidente: sarà forse questo il preludio all’epilogo della gloriosa carriera di Kobe?

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