La benzina ci costa duecento euro in più rispetto al 2010

Dal 2011 le accise sui carburanti sono aumentate ben 7 volte, nel caso in cui venga confermato il ritocco dell’Iva ci sarà un ulteriore stangata anche per gli automobilisti. Secondo un’analisi dell’Ufficio studi della CGIA dal 2010 ad’oggi una famiglia media italiana ha subito un rincaro di € 216 dovuto all’aumento della benzina. La situazione non è migliore per le famiglie che dispongono di un’autovettura alimentata a gasolio: queste hanno subito un rincaro di € 372.

Un eventuale aumento dell’Iva, inoltre, comporterebbe non solo un ulteriore rincaro della spesa per benzina/ gasolio ma anche un rincaro di tutti i prezzi dei beni alimentari poiché circa l’80% delle merci in Italia viaggia su gomma. Bisogna inoltre evidenziare che dall’inizio della crisi ad oggi la domanda aggregata si è ridotta del 5% ed il PIL del 7% ( il che significa o che si è ridotto il tasso di risparmio o che le famiglie italiane per sostenere i consumi stanno attingendo dai loro risparmi pregressi) e quindi il ritocco dell’Iva si trasformerebbe in un ulteriore peggioramento della domanda peggiorando la situazione economica delle famiglie e quella delle piccole imprese e dei lavoratori autonomi che vivono quasi esclusivamente di consumi interni.

La GCIA di Mestre ha calcolato che nel l’ipotesi che i comportamenti di consumo delle famiglie italiane rimangano immutati, per un nucleo costituito da 3 persone l’aggravio medio annuo sarà di 88 euro. Nel caso di una famiglia di 4 componenti, l’incremento medio annuo sarà invece di 103 euro. I rincari che peseranno di più sui portafogli delle famiglie italiane si verificheranno quando ci recheremo a fare il pieno alla nostra auto o saremo costretti a portarla dal meccanico o dal carrozziere (33 euro all’anno per una famiglia di tre persone, 39 euro se il nucleo è composto da 4 persone), per l’acquisto dei capi di abbigliamento e per le calzature (18 euro all’anno per una famiglia di 3 persone, 20 euro se il nucleo è da 4) e per l’acquisto di mobili, elettrodomestici o articoli per la casa (13 e 17 euro).

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