La casta non demorde: 150 milioni alla legge mancia

“Basta privilegi”: Mario Monti, il candidato più accreditato a essere nominato Presidente del Consiglio in attesa delle dimissioni di Berlusconi, appena ieri aveva lanciato il suo monito contro gli sprechi della casta. E immaginiamo il suo sobbalzo nel vedere quale amara sorpresa gli hanno riservato i Parlamentari nel giorno del suo debutto a Palazzo Madama da senatore a vita: il rifinanziamento della legge mancia per 150 milioni di euro. Uno schiaffo alla crisi e alla richiesta di sacrifici che puntuale arriva nei confronti dei cittadini: loro, invece, di sacrifici non hanno intenzione di farli, anzi raddoppiano.

Se nel 2011, il finanziamento destinato al “interventi urgenti finalizzati al riequilibrio socio-economico e allo sviluppo del territorio e alla promozione di attività sportive e culturali e sociali” era di cinquanta milioni di euro, nel 2012 arriverà a cento milioni per poi scendere nuovamente a cinquanta nel 2013: a presentare l’emendamento alla Legge di Stabilità è stato Massimo Garavaglia, senatore di quella Lega Nord che si vanta di essere il partito anti-casa. Ma “complici” si trovano in tutti gli schieramenti: il Pd si è astenuto, l’Udc non ha partecipato al voto, mentre l’Idv ha votato contro l’emendamento.

Ma cosa è questa legge Mancia? Si tratta in pratica di soldi che servono ai parlamentari per elargire fondi ai propri collegi e che vengono ripartiti attraverso una risoluzione bipartisan delle commissioni Bilancio di Camera e Senato. L’introduzione della norma nel ddl di Stabilità ha fatto andare su tutte le furie l’opposizione, con la senatrice del Partito Democratico che osserva: “Finora nel ddl stabilità sembra non esserci un euro per i danni dell’alluvione in Liguria e a fronte di questa grave inadempienza appare incredibile lo scandaloso rifinanziamento della legge mancia”.

Parla di “atto di sciacallaggio” il senatore dell’Idv Borghesi, mentre il suo collega di partito Belisario rincara: “In questa legge di Stabilià non ci sono che tagli lineari ai ministeri, contro il lavoro pubblico, tagli a prestazioni e servizi che incidono in maniera pesante sui cittadini, nessuna risorsa per la scuola, l’abbandono dei precari e quella vergogna che è il rifinanziamento della legge mancia, che significa solo spesa clientelare ed elettorale a favore di chi ha la possibilità di far pressioni fuori e dentro il Parlamento”.

Ricerca personalizzata