La Cina aumenta i tassi contro l’inflazione

    La Banca Centrale della Cina ha anunciato un aumento dei tassi di 25 punti base (+0,25%), sui depositi e sui prestiti accordati.

    E’ la seconda volta, nell’arco di tre mesi, che avviene un aumento dei tassi. L’ultimo annuncio, in tal senso, risaliva al 19 ottobre, qunado di fatto il governo di Pechino aveva messo fine alla politica monetaria accomodante degli ultimi tre anni, per evitare tensioni inflazionistiche, a causa dell’abbondante liquidità di moneta sui mercati, che potrebbe tradursi in un forte rialzo dei prezzi; in particolare, si temono rischi di bolle speculative nel settore immobiliare, come già accaduto negli anni precedenti la crisi, negli USA.

    I tassi salgono così al 5,81% sui prestiti e al 2,75% sui depositi.

    Già i dati di novembre avevano non poco allarmato le autorità centrali e governative, con un’inflazione al 5,1%, che sta determinando tensioni sociali, soprattutto nelle campagne, a causa degli aumenti che colpiscono i beni alimentari, in modo particolare.

    Difficilmente l’aumento dei tassi, da solo, potrà tenere l’inflazione sotto controllo; l’arrivo di liquidità dall’estero, ogni giorno, determina, infatti, una spinta continua verso l’incremento del tasso di inflazione, conseguenza di un tasso di cambio valutario tenuto a livelli troppo bassi, in favore dello yuan; ciò garantisce alla Cina di inondare i mercati mondiali delle sue merci, ma come contrappasso crea un ritorno in patria di moneta in eccesso, che causa inflazione.

    Fino a quando questo nodo non verrà seriamente affrontato da Pechino, il governo si troverà a dover trovare scappatoie non risolutive al problema.

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