La Cina blocca l’export delle terre rare

    Una brutta sorpresa sotto l’albero, quella che ci regala il governo di Pechino, che ha deciso, in questi giorni, di ridurre drasticamente le esportazioni delle cosiddette “terre rare” (rare earth), ossia circa 17 componenti chimici, di estrema necessità per l’industria elettronica di tutto il mondo.

    Il blocco dell’export, che dovrebbe avere effetto dal 2011, prevede un contingentamento delle terre esportate, che non potreebbero superare le 14.446 tonnellate, contro le attuali 22.282.

    Un crollo, che rappresenterebbe un problema enorme per l’elettronica mondiale, sia dal lato dei costi, in quanto i prezzi sarebbero destinati ad esplodere, sia per la stessa sopravvivenza del settore, in quanto si tratta di componenti assai rari da trovare.

    Il ministro del commercio cinese aveva assicurato, nei giorni scorsi, che il contingentamento sarebbe stato di bassa entità, ma a ben vedere il blocco riguarda oltre un terzo dell’export totale.

    Questa misura violerebbe le regole dell’Organizzazione Mondiale del Commercio, e già i colossi internazionali dell’ellettronica di consumo e i relativi governi occidentali annunciano battaglia. I più agguerriti sembrano essere gli USA, che potrebbero portare la questione davanti al WTO.

    Per valutare le conseguenze, basti pensare che nuovi prodotti, come l’ìPhone o il Blackberry, senza le terre rare, in pratica non potrebbero esistere.

    Ed è assai improbabile che grandi industrie dell’Occidente se ne stiano con le mani in mano, a guardare la rovinosa scelta di Pechino su di essi.

    Ricerca personalizzata