La corsa infinita al Nobel della Letteratura: i 10 grandi vincitori mancati

L’assegnazione del premio Nobel è un Evento. Con la E maiuscola. Non mancano certamente i detrattori del prestigioso riconoscimento mondiale che l’Accademia Svedese assegna dal 1901 ai meritevoli e fortunati designati per Pace, Letteratura, Medicina, Fisica, Chimica ed Economia, considerato un premio fin troppo datato.
Risulta tuttavia innegabile quel pathos che viene lentamente a crearsi già a partire dall’uscita dei nomi dei papabili per la vittoria. Dopo l’attesa proclamazione del vincitore, ancora l’Evento non si esaurisce. Spazio alla contentezza, alla delusione, con uno sguardo all’indietro pensando con curiosità a chi poteva essere e invece non è stato. Quasi che il prima e il dopo abbiano più importanza di ciò che avviene nel mezzo.

Ad Alice Munro il Nobel della Letteratura 2013. La scrittrice canadese, “maestra delle storie brevi contemporanee” nella motivazione dell’Accademia, contribuisce così a ripopolare la ristretta rosa di donne che hanno ottenuto l’ambito trionfo, ultima delle quali Elfriede Jelinek nel 2006. Grazia Deledda per l’Italia nel 1928.
Delusi di turno i ‘cosiddetti’ favoriti alla vigilia, secondo la prassi abituale del totonome circolante nel dietro le quinte: il giapponese Murakami, che da anni rimane una potenziale vincitore per il futuro, Bob Dylan, altrettanto papabile ma controverso agli occhi dalla giuria, passando poi per Roth e De Lillo. Nulla da fare per il nostrano Vecchioni.

Ora, provando per un attimo a calarsi all’inglese nei panni di scatenati bookmakers, rivolgiamo l’attenzione ai grandi scrittori del passato. Si scopre subito, ad un veloce elenco, che il gruppo dei grandi delusi, dati come probabili vincitori del Nobel fino alla vigilia, non è inferiore per importanza a quello dei vincitori effettivi. In pochi potrebbero dubitare della statura intellettuale di figure del calibro di Borges, di Joyce o di Fitzgerald. Così, alla fine, forse non è paradossale concludere che nella storia del Nobel letterario a fare notizia e scalpore siano più gli ‘illustri’ assenti che gli ‘sconosciuti’ vincitori.

Lev Tolstoj: indimenticato autore di Guerra e pace, Anna Karènina, candidato favoritissimo nel 1901. Ma battuto a sorpresa dal meno noto poeta francese Prudhomme.

Virginia Woolf: doveva essere il 1938 il suo anno di vittoria del Nobel. Superata da un’altra donna, Pearl. S Buck. Sarebbe scomparsa, suicida, nel 1941.

Vladimir Nabokov: nel 1974 nulla potè l’autore di Lolita contro la vittoria ex aequo, guarda caso, degli svedesi Johnson e Martinson.

Jorge Luis Borges: una sorta di Murakami ante litteram per la frequenza con cui il suo nome veniva dato per vincitore. Previsione regolarmente disattesa, forse per le sue posizioni non radicali nei confronti delle dittature militari.

Marcel Proust: e alla fine (non) arriva Proust. Il successo ottenuto dallo scrittore francese fu prevalentemente postumo, con la completa pubblicazione degli ultimi volumi de Alla ricerca del tempo perduto.

Marguerite Yourcenar: con le sue Memorie di Adriano una fra le promesse femminili del premio, purtroppo delusa.

Henrik Ibsen: la provenienza scandinava non arrise comunque ad Ibsen, superato dallo sconosciuto drammaturgo Bjørnson.

Franzis Scott Fitzgerald: uno degli esponenti dell’età del jazz che non vide premiata la propria opera, a differenza dell’ingombrante figura di Hemingway. Grazie alla recente trasposizione cinematografica interpretata da Leonardo Di Caprio, il suo Grande Gatsby sta conoscendo una nuova fortuna postuma.

James Joyce: nessun riconoscimento all’amico di Svevo e autore dell’Ulisse, fondamentale esempio del nuovo romanzo Novecentesco che godette di una fortuna postuma.

Louis-Ferdinand Celine: non considerato dall’Accademia svedese per via delle sue iniziali posizioni antisemite.

Concludiamo questa breve rassegna con un ulteriore e possibile vincitore mancato: il creatore del mondo fantasy John Ronald Reuel Tolkien.

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