La difesa della privacy digitale in un film di Hollywood

Terms and Conditions May Apply é il titolo del film dello statunitense Cullen Hoback. Un vero e proprio manifesto a difesa dell’identità digitale degli utenti in rete, ma soprattutto un forte richiamo ai cittadini americani perché comprendano che è arrivata l’ora di reclamare la propria privacy digitale.

Dalla sua uscita, il documentario sembra aver scosso non poche coscienze digitali. In molti, infatti, reclamano che anche il Parlamento americano prenda visione del film e discuta della questione della protezione dei dati personali. Secondo il regista, questo aspetto non può più essere ignorato, specialmente ora che l’invasività delle nuove tecnologie nelle nostre vite si fa pressante e continua.

Per Hoback, il problema più grande è che tutte le attività degli utenti sul web vengono ormai gestite attraverso contratti con termini e condizioni appositamente creati per violare la privacy. Secondo il regista, inoltre, una navigazione realmente privata su Internet sarà impossibile negli Stati Uniti finchè non ci si libererà degli emendamenti FISA e si esaminerà approfonditamente il Patriot Act.

Il Foreign Intelligence Surveillance Act (FISA), cimelio lasciato nel ’79 dall’allora Presidente Carter, è ancora in vigore grazie all’aggiunta di emendamenti aggiornati ed estesi negli anni successivi, permettendo alle autorità statunitensi di intercettare email e telefonate senza un ordine giudiziale. Ed anche il Patriot Act segue le orme del FISA: emanato a seguito degli attentati dell’11 settembre 2001, il provvedimento ha infatti provocato una perdita notevole di privacy per i cittadini, in favore di maggior controllo, sicurezza e difesa della nazione.

La speranza di Cullen Hoback è quella di riuscire ad ottenere una legge che consenta ai cittadini di avere totale controllo sui propri dati e avere accesso alle informazioni delle aziende così come queste ultime già fanno con i dati degli utenti. Perché ciò avvenga, è necessario che il singolo cittadino abbia un “doppio diritto di sapere e di controllare”. In altre parole, gli utenti devo essere liberi di verificare l’operato delle società che sono in possesso dei loro dati e decidere di conseguenza se lasciare tali informazioni in mano alle aziende o fare le valigie – comprese di dati – e andarsene.

Il punto cardine della battaglia avviata con questo documentario altro non è che la possibilità di costruirsi un’identità digitale basata sulla gestione personale totale dei propri dati, nel rispetto di una giusta privacy. Niente di così impossibile e futuristico, verrebbe da pensare. Eppure, fino ad oggi, l’occhio del Grande Fratello ha avuto la meglio sulla libertà personale.

[Fonte: The Guardian]

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