La digitalizzazione in Italia è un traguardo ancora lontano

La giovinezza è felice perché ha la capacità di vedere la bellezza. Chiunque sia in grado di mantenere la capacità di vedere la bellezza non diventerà mai vecchio, diceva Franz Kafka. Una frase che può rispecchiare la mentalità con cui oggi i paesi devono affrontare la sfida della digitalizzazione per trovare spazio in un mondo sempre più informatizzato, in cui le nuove tecnologie rappresentano una risorsa fondamentale per le economie nazionali. Eppure l’Italia continua a restare un paese ancorato al passato dove, secondo i dati Eurostat 2012, oltre il 35% della popolazione non utilizza le moderne tecnologie digitali, risultando tagliato fuori da qualsiasi mezzo informatico. Una percentuale altissima paragonata a paesi come la Svezia, dove meno del 3% della popolazione si ritrova nella medesima situazione.

Secondo i dati esaminati, la percentuale aumenta radicalmente nelle fasce di età superiori ai 40 anni mentre tende a diminuire negli under 40, più inclini all’utilizzo dei mezzi digitali. Di queste percentuali, si ritrovano maggiormente esclusi gli anziani e le donne che rappresentano le due categorie meno “Techno” della popolazione italiana. Le cause sono da attribuirsi in primis a differenze occupazionali tra donne e uomini, in cui le rappresentanti del gentil sesso tendono, in maggiore percentuale, a svolgere lavori in cui l’utilizzo dei pc è inferiore rispetto alle occupazioni maschili.

Nel caso dei senior invece le problematiche affrontate sono di natura culturale e gestionale. Uno stato realmente digitalizzato deve essere in grado di raggiungere tutti i cittadini ed allo stesso tempo fornire a questi i mezzi per essere in contatto con la P.A. e usufruire dei servizi online indipendentemente dall’età. Per questo uno degli obiettivi della Pubblica Amministrazione deve essere la diffusione e l’apprendimento delle nuove tecnologie informatiche da parte delle persone più anziane, considerando che la percentuale di questi tende ad aumentare annualmente per via dell’invecchiamento della popolazione.

Esaminando nei dettagli la situazione, emerge come il nostro paese invecchia rapidamente nonostante la spinta portata dall’immigrazione. In base ai dati Istat, nel 2012 gli ultrasessantenni hanno superato il 20% della popolazione totale mentre il rapporto percentuale tra il numero di questi ed il numero dei giovani fino ai 14 anni è salito a 148,6 (indice di vecchiaia). In breve in Italia ci sono 148,6 anziani ogni 100 giovani. Un dato rinvigorito anche dal calo costante delle nascite. Secondo i dati del nono Rapporto Cedap relativi all’anno 2010, nel nostro paese le nascite sono passate dalle 557.300 dell’anno precedente alle 554.428 del periodo esaminato, registrando una perdita di oltre 3.000 unità.

Una situazione inverosimile, dove le sfide delle amministrazioni del terzo millennio non riguardano solo l’applicazione materiale delle nuove tecnologie, ma anche riuscire a rendere semplice e intuibile un modo di comunicare e di gestire i servizi radicalmente diverso rispetto ai canoni di una popolazione ancorata a un mondo e un modo di vedere le cose appartenente al passato. In questo senso le istituzioni devono rappresentare l’anello di congiunzione tra senilità e modernità, per rendere realmente competitivo il nostro paese.

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