Raramente negli ultimi anni un film italiano ha fatto tanto discutere quanto “La grande bellezza” di Paolo Sorrentino. La pellicola, uscita meno di un anno fa, è già entrata nell’immaginario collettivo dei cinefili come uno di quei cult che inevitabilmente bussano di diritto alla porta della storia del cinema; ma non è stato sempre così: critiche anche aspre hanno accompagnato la sua uscita e continuano a seguire il film anche adesso che si presenta come uno dei più autorevoli candidati per la vittoria dell’Oscar come miglior film straniero, premio che manca al cinema italiano dai tempi de “La vita è bella”.

Inannzitutto va dato merito al regista napoletano, di aver ridato quella magnificenza fotografica e artistica ai luoghi più belli della città di Roma, dipingendo un quadro di felliniana memoria. Via Veneto, Piazza del Colosseo, Piazza Navona, Parco degli Acquedotti, Palazzo Brancaccio, le Terme di Caracalla, i Fori Imperiali, il Circo Massimo non fanno solo da sfondo alla pellicola, sono parte integrante e viva di essa. Sorrentino ha disegnato magistralmente una città portata agli eccessi, al grottesco, girando un “Satyricon” moderno, creando quella magia di distacco incantato tra lo spettatore e lo spettacolo.

Ha avuto molta umiltà nel saper tornare alle origini, creando un film sullo stile del suo primo grande capolavoro, “Il divo”, superando la parentesi hollywoodiana di “This must be the place” e riuscendo a riprendere le redini di un cinema unico e originale. Ha ripuntato sul suo fedelissimo Servillo, che ancora una volta l’ha ripagato con un’interpretazione impeccabile, accompagnato in questo da Verdone, Buccirosso e la Ferilli, tanto poco graditi alla critica inizialmente, quanto in seguito apprezzati per la capacità di calarsi nella drammaticità grottesca della trama.

Sorrentino ha riportato il cinema nostrano a livelli ormai dimenticati, riuscendo a trionfare ai Golden Globes e ai BAFTA nonostante le immeritate snobbature a Cannes e ai recenti Cèsar. E oggi a buon diritto si presenta come il favoritissimo per la vittoria all’Academy. Ma nonostante ciò critiche non sono mancate e continuano a non mancare.

Forse il regista napoletano nella sua schiettezza risulta meno accondiscendente rispetto altri suoi colleghi amatissimi dalla critica; talvolta spiazza nelle interviste, appare distratto, sempre sarcastico e poco interessato al successo, e questo irrita non poco una parte dell’opinione pubblica. Il suo film è stato stroncato da pseudo intellettuali snob, che l’hanno definito come una sbiadita copia di Fellini, hanno denigrato la scelta del cast e non hanno per nulla compreso il senso che si nascondeva dietro le scene portate agli eccessi delle feste e della mondanità. Dall’estero all’indomani dell’uscita del film lo accusavano addirittura di essere troppo ricco e magniloquente, aggettivo che farebbe rabbrividere anche un poeta rinascimentale. Persino il fatto che Canale 5 abbia comprato i diritti e lo manderà in onda il 4 Marzo è stato preso dagli invidiosi come un gesto tanto inconsueto quanto scorretto.

La grande bellezza riesce a fare parlare di sè ancora oggi come se fosse uscita pochi giorni fa; che Sorrentino si auguri o meno di trionfare, per una volta un vincitore perlomeno morale già c’è di diritto.