La guerra del petrolio e i media: il caso Venezuela

La necessità di poter contare su inesauribili risorse di petrolio ha avuto come principale conseguenza la militarizzazione della politica energetica. Da Truman-Eisenhower ai giorni nostri, molte manovre belliche sono state giustificate come sforzi di vitale importanza per «la guerra al terrorismo», ma, in realtà, l’anti-terrorismo e la salvaguardia dei rifornimenti di petrolio sono strettamente collegati.

Mentre si sfrutta la retorica del patriottismo e della sicurezza nazionale per spiegare le rischiose missioni all’estero, un numero sempre maggiore di soldati viene impegnato a proteggere i giacimenti di petrolio oltremare, gli oleodotti, le raffinerie e le rotte delle petroliere. Non è un caso che queste strutture subiscano sempre più attacchi da parte di guerriglieri e terroristi. Per ogni litro di petrolio in più si paga un prezzo sempre più alto, perché in quel costo c’è anche il prezzo delle vite umane impegnate a difendere l’oro nero.

Il controllo del petrolio assicura stabilità al ciclo produttivo di una nazione, assicura l’auto-sufficienza e le potenze economiche emergenti come Cina, India, Brasile cercano di eludere in ogni modo il regime monopolista del petrolio imposto dagli Stati Uniti d’America da oltre 50 anni. Ma non solo. La gestione delle risorse petrolifere genera consenso elettorale. Il successore di Chavez alla guida del Venezuela, Maduro, ha fatto della soluzione del problema delle risorse energetiche un caposaldo del suo programma politico. Mentre i media allineati al governo non mancano mai di celebrare la politica energetica del presidente Maduro, che ha risolto i problemi del Paese, la realta’ sembra essere completamente diversa.

Un gruppo di giornalisti del quotidiano venezuelano 2001 ha fatto un’inchiesta-documentario, denominata “La benzina con il contagocce”, dove si assiste a scenari quasi apocalittici presso le pompe di benzine della capitale Caracas. Automobilisti in attesa dei rifornimenti di carburante per ore ed ore, prezzi alle stelle e il dato che emerge inconfutabile è il fallimento delle politiche energetiche venezuelane, se a parità di prezzo si riceve la metà della benzina dell’anno precedente. Un vero e proprio smacco per il successore di Chavez, che da mesi rassicura di aver risolto il problema in Venezuela.

Maduro ha chiesto l’arresto degli editori del quotidiano 2001, Luiz Mely Reyes e Omar des Colmenares e il responsabile del servizio informazione, Juan Ernesto Paez Puma. Scortati in caserma dalla polizia locale, i giornalisti sono stati interrogati dal procuratore capo, mentre il presidente in televisione parlava di giornalisti banditi e di un gruppo editoriale sporco e maleducato. Questo non è il primo attacco alla libertà di stampa in Venezuela. Una rete televisiva, Globovision, aveva parlato della mancanza di petrolio dovuta all’ostruzionismo dei vertici vicini al predecessore Chavez epurati dopo la sua morte. In quel caso venne istituito un organismo di censura preventiva, il CONATEL e il direttore è stato costretto a dimettersi.

Il rischio di una nuova bolla speculativa è, quindi, molto elevato e in questa fase strategie politiche e militari vengono condizionate da questo pericolo. Una guerra al petrolio latente, che si combatte in borsa, negli studi ovali, ma soprattutto sui media. Al di là della vicenda venezuelana, c’è da considerare anche quanto accaduto in Siria, dove il mancato intervento bellico americano, giustificato da evidenti ragioni umanitarie, è stato accantonato in base alla considerazione di un probabile ulteriore aumento del costo del petrolio. E dei gas tossici, degli eccidi e stragi di un regime sanguinario, cosa resta? Il resto di niente.

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