Nella giornata di ieri, Polizia di Stato e Guardia di Finanza hanno eseguito 15 ordinanze di misure cautelari, commissariate 4 sedi Lidl. Nell’ambito di un’indagine condotta dalla Dda di Milano, pare che ad essere coinvolta nello scandalo ci sia una famiglia mafiosa siciliana, i Laudani.

L’operazione “Security” ha fatto scattare ieri 14 arresti, di cui 11 sono finiti in carcere, mentre gli altri tre ai domiciliari. Varie sono le accuse: associazione per delinquere, riciclaggio, intestazione fittizia di beni, appropriazione indebita, ricettazione. Con l’aggravante di favorire Cosa Nostra.

Il sistema in pratica girava intorno ad appalti pilotati e fatture false in modo da ricavare il denaro necessario e spedirlo poi in Sicilia, a sostenere la famiglia mafiosa Laudani, in particolar modo i detenuti del clan.

Arrestati gli imprenditori del gruppo Sigi Facilities, Luigi Alecci, che ha pesanti precedenti penali, Giacomo Politi ed Emanuele Micelotta. Inoltre due cassieri della cosca, Salvatore Orazio Di Mauro ed Enrico Borzì. I fratelli Nicola e Alessandro Fazio, titolari di una miriade di società srl coinvolte nell’inchiesta.

La Lidl come società non risulta indagata, poichè più volte si è dichiarata estranea ai fatti, tuttavia, secondo la magistratura non avrebbe messo in atto tutti i meccanismi necessari per far fronte ad un controllo interno più dettagliato.

Sul versante politico invece, è emerso che Domenico Palmieri ex dipendente della provincia di Milano e oggi dirigente Uil, in cambio di una busta di 1000€ al mese, avrebbe favorito i contatti tra i boss e gli incaricati comunali.

Nei guai è finita anche Giovanna Afrone, che anche in quest’anno avrebbe pilotato appalti scolastici. Ieri la conferma della sua sospensione.