La rielezione della Merkel e gli impatti sull’area euro

Angela Merkel domina alle elezioni del 22 settembre e riconquista il potere per la terza volta consecutiva. La coalizione uscente Cdu-Csu ha ottenuto il 41% delle preferenze totali. La stessa coalizione ha rischiato di ottenere la maggioranza assoluta dei seggi conquistandone 311 invece che 316, che le avrebbe permesso di governare da sola. Il candidato avversario Peer Steinbrueck non è andato oltre il 25,7% e 192 seggi. Nonostante la consistente vittoria, per governare la Merkel dovrà probabilmente creare una coalizione con il Partito Socialdemocratico Tedesco.

Secondo diversi osservatori politici, una nuova Grande Coalizione potrebbe contribuire ad ammorbidire la politica del rigore economico sostenuta in questi anni da Angela Merkel, soprattutto in ambito europeo. La Germania ha fatto grandi pressioni ottenendo che i paesi in difficoltà dell’area Euro adottassero dure politiche di austerità per ridurre il loro debito e contrastare la crisi, sacrificando in questo modo le loro possibilità di crescita, almeno temporaneamente.

La Germania non è diventata il motore d’Europa per puro caso. Nel momento di massima crisi dell’Unione Europea, Berlino ha messo in atto, contrariamente alle altre capitali europee, un progetto concreto:. a mercato di consumo, la Germania doveva ritornare ad essere un centro produttivo capace di sostenere la concorrenza delle potenze emergenti.

Le parole d’ordine: competitività, sicurezza della zona Euro e del sistema finanziario, riduzione dei costi lavoro e della pubblica amministrazione, investimenti sulle infrastrutture, ricerca e innovazione. In questa scalata di Berlino alla guida politica ed economica dell’Europa un ruolo centrale è stato svolto dalla cancelliera Merkel, che ha avuto il merito di mediare tra l’elettorato tedesco, ostile agli aiuti per i paesi “improduttivi” del sud Europa e il resto dell’Europa, disposta a seguire la politica economica tedesca solo a patto di ricevere gli aiuti necessari.

L’Europa è profondamente intersecata all’elettorato tedesco e alla sua aspirazione al benessere. Un benessere ottenuto con impegno e fatica che non tiene conto, però, del fatto che l’economia tedesca è interconnessa a quella europea e che la Germania è solo la prima degli ultimi.
Questa vittoria appare decisiva per le sorti dell’economia europea, e ovviamente per quella italiana.
La cancelleria ha saputo costruirsi l’immagine più europeista tra tutti i leader del vecchio continente. La sua infatti più che una campagna politica rivolta alla Germania, ha sempre fatto leva sulle problematiche europee e sulla necessità di investire in competitività e innovazione.

Le sorti dell’Europa dipenderanno molto dalla coalizione che la cancelliera deciderà di formare. Un’eventuale intesa con i socialisti non ammorbidirà le posizioni tedesche verso le politiche europee. La riconferma della cancelliera significa per il blocco euro nessuna indulgenza nel salvataggio delle loro economie. Restano col fiato sospeso paesi come la Grecia, Portogallo; le loro sorti erano state congelate a causa della pausa elettorale. Unica speranza per i paesi del “sud Europa” è una possibile coalizione con i socialdemocratici da sempre più fedeli ai paesi in crisi della zona euro.

Gli analisti dopo le elezioni tedesche si sono spaccati in due: alcuni prevedono un crollo dell’euro e un peggioramento dell’Eurozona a causa dell’austerity della cancelliera. Gli ottimisti credono che la Merkel possa essere l’unica a poter guidare l’Europa a vivere sulle proprie gambe.
Il voto della Germania per le sorti dell’Europa è indicativo di una continuità ma anche di una minore solidarietà verso il suo futuro.

Un punto chiaro per la Germania è proteggere lo smantellamento della zona Euro. Per evitare questa soluzione estrema due punti da seguire: ultimare l’unione bancaria; solo in un secondo momento si cercherà di raggiungere un’unione politica. La priorità è quindi salvaguardare il sistema bancario dall’euro.

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