La volatilità politica è un peso per l’economia italiana

Giuseppe Conte
Giuseppe Conte

Con la mozione di sfiducia presentata dalla Lega nei confronti del premier Giuseppe Conte venga votata domani, la fase di incertezza politica continuare a gravare pesantemente sull’economia italiana. Spread e borse, dopo l’annuncio di Salvini, hanno subito dei contraccolpi di notevole intensità: il primo ha superato nuovamente quota 200 punti, arrivando quasi fino ai 240, mentre la borsa di Milano era scesa del 2,48%, mandando in fumo circa 15 miliardi di capitalizzazione.

Comunque, prima o poi questa crisi di governo doveva accadere, anche se il periodo non è assolutamente quello adatto. Sono settimane ormai che il rapporto tra i due partiti di coalizione vive di tensioni sempre più cruente. La Lega ha chiesto ripetutamente maggiore autonomia per le regioni del Nord Italia, la riforma della giustizia e la riduzione del cuneo fiscale tramite la flat-tax.

Conte ha accusato Salvini di utilizzare i pretesti politici per far aumentare le preferenze degli italiani nei confronti del suo partito. Secondo i sondaggi più recenti, la Lega è tra il 36 e il 38%. Se superasse il 40%, potrebbe governare direttamente e senza bisogno di coalizioni.

Nonostante l’attuale volatilità politica, l’agenzia di rating Fitch ha confermato il “BBB” del rating del credito italiano. Ma le prospettive restano comunque negative, considerando che il posizionamento è a soli due pass dallo status di “spazzatura”.

Se il governo dovesse sciogliersi, il presidente Sergio Mattarella potrebbe valutare l’opportunità di formare un governo tecnico o transitorio fino alle prossime elezioni, che Salvini vorrebbe nel mese di ottobre. Allo stato attuale, nonostante si rincorrono voci di una probabile nuova coalizione targata Cinque Stelle-PD, la strada verso nuove elezioni sembrerebbe ormai tracciata.

Matteo Salvini, da parte sua, non ha ancora deciso se la Lega correrà da sola oppure si alleerà con Forza Italia e Fratelli d’Italia. Giorgia Meloni lo ha ripetutamente invitato a stringere un’alleanza. Salvini non si è ancora espresso in merito, ma ha categoricamente escluso che il suo partito farà parte di una lista unica di Centro-Destra.

Il leader della Lega sta continuando a promuovere la riduzione delle tasse di 15 miliardi di euro, oltre ai 23 miliardi già previsti in precedenza. Una politica economica difficilmente applicabile alla luce delle pretese avanzate dalla Commissione europea sul deficit di bilancio 2020, che non deve superare il 2% del PIL.

Cosa accadrebbe se ad ottobre, dopo le elezioni, la Lega andasse a governare senza scendere a patti con altri partiti? Salvini, nonostante le rassicurazioni di qualche tempo fa, rispolvererà la minaccia di una Brexit tutta italiana se l’Unione Europea continuerà a contrastare Roma sul deficit di bilancio?

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