L’acqua pubblica? Dopo il referendum “annega” nell’incertezza

A 5 mesi del referendum, l’acqua pubblica “zampilla” ancora, ma “annega” in un mare di incertezze.  È quanto emerso oggi ad Ancona nel corso dell’incontro promosso da l’Autorità d’Ambito Territoriale Ottimale n. 2 “Marche Centro-Ancona”.

Dopo il referendum che ha proclamato l’acqua pubblica, ma che ha cassato in maniera definitiva la remunerazione delle tariffe, il vuoto normativo pesa sull’acqua pubblica e nuove sfide si affacciano all’orizzonte: quale sarà la tariffa idrica del futuro? Quanto pagheranno i cittadini per l’acqua e, soprattutto, chi farà gli investimenti necessari a migliorare la rete idrica?

L’intero settore rischia lo “stallo”. Il secondo quesito del referendum ha, infatti, abrogato la norma relativa alla determinazione della tariffa del Servizio Idrico Integrato in base all’adeguata remunerazione del capitale investito.

Senza la remunerazione delle tariffe, il rischio è la fuga di capitali nel servizio idrico, poiché potrebbe venire meno l’interesse a investire nel settore.

Fino a quando non si saranno sciolti i nodi, vi saranno forti incertezze per i finanziatori – ha dichiarato Marisa Abbondanzieri, Presidente dell’A.A.T.O. n. 2 Marche Centro-Ancona – se non si interviene in fretta c’è da aspettarsi un forte rallentamento, se non la paralisi totale dei nuovi investimenti necessari sulla rete”.

Le conseguenze? L’equazione è presto fatta: con meno investimenti, meno qualità del servizio, tariffe più alte.

A fronte del restringimento della coperta della fiscalità pubblica, l’aumento delle tariffe per rilanciare la qualità del servizio, sarà, infatti, inevitabile.

Secondo il Rapporto “ Blue Book 2011”, realizzato da Utilitatis ed ANEA, per l’adeguamento del servizio idrico italiano agli standard europei mancherebbero, infatti, all’appello 65 miliardi di euro. Perché la corsa al raggiungimento degli obiettivi di qualità delle acque, fissati dall’Unione europea per il 2015, non arrivi a pesare solo sulle tasche dei cittadini, occorre quindi rilanciare gli investimenti.

A lanciare la “ricetta” contro lo scarseggiare degli investimenti, lo scadere del servizio e l’aumento delle tariffe è l’ANEA (Associazione Nazionale  Autorità e Enti di Ambito): “Serve una nuova politica nazionale di settore e un nuovo metodo tariffario, per favorire gli investimenti e fornire servizi di qualità al giusto prezzo – ha dichiarato in una nota Luciano Baggiani, Presidente dell’ANEA – occorre una regolazione pubblica, autorevole e credibile per ridare slancio al settore e scongiurare abusi”.

Ma le sfide dell’acqua post-referendum non finiscono qui. A “pesare” sull’acqua non è solo l’incertezza del quadro normativo nazionale, ma anche quella del quadro normativo locale e regionale.

Le Autorità d’Ambito, gli enti ad oggi incaricati di regolare e controllare il servizio idrico presto saranno “acqua passata”. La loro soppressione, prevista per il 31 dicembre di quest’anno, è ormai imminente e sul vuoto da loro lasciato in molte Regioni non si profilano ancora soluzioni.

Il rischio è che il settore evolva senza alcuna possibilità di governo da parte della pubblica amministrazione – ha dichiarato il Direttore dell’A.A.T.O. n.2, Massimiliano Cenerini –  La normativa nazionale rinvia all’intervento regionale. Resta prioritaria, pertanto, l’attivazione delle Regioni, Marche comprese, per la definizione, auspicabilmente innovativa e consapevole della strategicità del settore e delle relative competenze, di un assetto per la regolazione del servizio”.

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