Lamberto Sposini, causa alla Rai per soccorsi tardivi. Da Viale Mazzini: “Non era un dipendente”

«Oltre 40 minuti per l’ambulanza». Troppa l’attesa dei soccorsi quel 26 aprile 2011 in cui Lamberto Sposini – giornalista e allora conduttore de La Vita in Diretta – è stato ricoverato al Policlinico Gemelli vittima di un malore improvviso accusato durante la trasmissione, rivelatosi poi un ictus.

Dal 19 dicembre scorso si discute davanti al giudice del tribunale del Lavoro di Roma la causa che Francesca Sposini, figlia del giornalista, e Sabina Donadio, la ex moglie che agisce per conto della figlia dodicenne Matilde, hanno avanzato tramite il legale Domenico d’Amati ai danni dei due medici che per primi hanno soccorso Sposini, insieme al coordinatore sanitario della Rai e l’azienda.

Le tesi dell’accusa si fondano sulla attivazione non tempestiva della macchina dei soccorsi in Rai: non immediata identificazione del problema e 118 chiamato tardivamente avrebbero aggravato i danni subiti dal conduttore a causa dell’ictus che lo ha sottoposto a un intervento neurochirurgico e un lungo coma, prima della pesante riabilitazione non ancora conclusa.

La Rai risponde trasferendo le accuse sull’ambulanza del 118, arrivata tardi – a causa del traffico dovuto alla folla riunitasi per l’imminente beatificazione di Papa Giovanni Paolo II – e diretta inizialmente verso l’ospedale sbagliato. In realtà, pare che il primo intervento sia arrivato da un figurante della Rai che ha erroneamente riferito nella prima telefonata al 118 di un “malore” portando ad attribuire un semplice codice “giallo” a Sposini.

Dagli atti raccolti da Panorama e diffusi da Libero si legge: “Solo alla settima telefonata, che arriva alle 14.32, l’operatore del 118 riesce a farsi passare il medico. Viene compresa finalmente la gravità della situazione. «È un’urgenza assoluta, sennò mi muore qua sotto le mani», dice il dottore. Sono passati 27 minuti dall’ictus. L’unica ambulanza disponibile è a 5 chilometri”.

Ancora, pare che la telefonata sia giunta da amici di Sposini e non dalla Rai. Si legge dalle carte: “Il 118 è tempestato di telefonate: nessuna dalla Rai, sono gli amici di Sposini che fanno chiamare anche da polizia e carabinieri“.

Ad aggravare la situazione l’arrivo nell’ospedale sbagliato. Si legge dagli atti: “L’equipaggio porta Sposini al Santo Spirito. Ma il reparto di neurologia è chiuso dal 2010. Quando una tac accerta un’emorragia cerebrale viene trasferito al Gemelli, dove arriva il neurochirurgo Giulio Maira”.

Ritardi, inefficienze, impreparazione: tante le cause che possono essersi unite in uno sfortunato intreccio. La Rai, dal canto suo, si giustifica facendo appello alla tipologia contrattuale che legava allora Sposini all’azienda. Trattandosi di una collaborazione continuativa e non di un rapporto dipendente, la Rai sostiene che i medici di turno hanno adottato il comportamento più idoneo. Inoltre, ad avvalorare la tesi dei vertici di Viale Mazzini, interviene una perizia medico-legale che ritiene pericoloso un intervento prima delle quattro ore in casi analoghi al malore accusato da Sposini.

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